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sabato, maggio 14, 2011

Oceano Mare

Uno dei miei libri preferiti in assoluto. Incredibile quello che riesce a fare Baricco: le parole sembrano crackers. O forse Ringo. Le vedi, ne senti il profumo e la consistenza quando le mordi e fanno crack. Ed è quel crack che ti penetra, violandoti, facendosi strada in qualche parte fisica del tuo corpo. Tutto però comincia da quel morso, quel crack friabile della parola, e poi il gusto e la consistenza che si spargono per il palato e scricchiolano tra i denti. Ed é così che Baricco ti fa sentire: invaso, non solo da una parola, ma anche da un gusto, un sentimento, una consistenza friabile, un crack. Come un biscotto. O un cracker.

"La guardò. Ma d'uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte.

Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta.

Qualcosa come due cose che si toccano - gli occhi e l'immagine- uno sguardo che non prende ma riceve,

nel silenzio più assoluto della mente, l'unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare

- vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere

- sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose

quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire-

perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose,

e negli occhi ricevere il mondo - ricevere - senza domande,

perfino senza meraviglia - ricevere -solo- ricevere- negli occhi - il mondo."

Alessandro Baricco, Oceano Mare

lunedì, marzo 07, 2011

I promessi sposi


Tutti sanno perfettamente (o superficialmente) chi era Dante o chi abbia scritto la Divina Commedia. Dante quindi riscuote finora un discreto successo non solo tra i banchi delle scuole italiane, ma anche nel mondo in genere. Manzoni e i Promessi Sposi, invece, sono praticamente dei completi sconosciuti.

Non avendo letto La Divina Commedia (sì, sì, una lacuna enorme a cui mi riprometto sempre di rimediare), non mi sento in diritto (né in dovere, veramente) di comparare i due. Però in Italia, tra i banchi di scuola, sono entrambe letture obbligatorie. E in genere odiate dagli studenti. Credo di essere una delle poche persone che conosco a cui sia veramente piaciuto leggere "I Promessi Sposi". E farli leggere.

So che il blog è lungi dall'essere letto e seguito da migliaia di persone, però mi fa piacere lasciare qui una piccola pubblicità per Manzoni (come ho fatto con Giordano, Romagnoli e Gilbert). E, anche se in carattere comico, propongo questo breve riassunto comico-satirico che, pur non qualificandosi come buona pubblicità, mi è sembrato carino:

sabato, febbraio 12, 2011

Mangia, Prega, Ama


Ogni tanto mi avventuro anch'io a leggere qualche Best-seller, e quest'estate (inverno in Italia) mi sono avventurata a leggere "Mangia, Prega, Ama". Ho cominciato a leggere il libro imbarcandomi in un viaggio di un mese, di cui due settimane sarebbero state dedicate all'Italia. Quindi, mi sembrava di essermi portata il libro giusto. E ancora non mi sono convinta del contrario.

Il libro tratta di un viaggio di un anno in tre paesi: Italia, India e Indonesia. La scrittrice/narratrice (che, in questo caso, coincidono) decide prima di dedicarsi al piacere in Italia, imparando una lingua che considera bella e mangiando del cibo che considera buono. E offre la sua visione delle persone e della cultura italiana. Logicamente, si tratta di una visione personale, e mi ha fatto un certo effetto riconoscere nel libro tanti di quegli stereotipi così diffusi ma che io, personalmente, non riesco a vedere.

Ammetto che leggere le descrizioni degli italiani, delle città, del cibo, etc. mi ha un po' scossa. Non tanto perché l'Italia ancora una volta viene inquadrata nello stereotipo - il che di per sé mi sembra poco originale - ma piuttosto perché molte persone che leggono il libro crederanno veramente in quello che leggono come se fosse la Verità, quando invece non è altro che un Punto di Vista.

Diciamo che il libro mi ha un po' delusa, anche se probabilmente il viaggio in Italia-India-Indonesia non era altro che una metafora per rafforzare un viaggio interiore dell'autrice, che si riscopre e impara a conoscersi sempre più a fondo.

Ad ogni modo, da una narrativa di viaggio, mi aspetterei qualcosa di più sottile che una semplice ripetizione degli stereotipi più triviali. Mi aspetterei che, per una volta, invece di inquadrare un paese nei suoi stereotipi, si provasse a inquadrare gli stereotipi dentro al paese, e con questo intendo scoprirne le origini e scorgerne le limitazioni.