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sabato, febbraio 12, 2011

Mangia, Prega, Ama


Ogni tanto mi avventuro anch'io a leggere qualche Best-seller, e quest'estate (inverno in Italia) mi sono avventurata a leggere "Mangia, Prega, Ama". Ho cominciato a leggere il libro imbarcandomi in un viaggio di un mese, di cui due settimane sarebbero state dedicate all'Italia. Quindi, mi sembrava di essermi portata il libro giusto. E ancora non mi sono convinta del contrario.

Il libro tratta di un viaggio di un anno in tre paesi: Italia, India e Indonesia. La scrittrice/narratrice (che, in questo caso, coincidono) decide prima di dedicarsi al piacere in Italia, imparando una lingua che considera bella e mangiando del cibo che considera buono. E offre la sua visione delle persone e della cultura italiana. Logicamente, si tratta di una visione personale, e mi ha fatto un certo effetto riconoscere nel libro tanti di quegli stereotipi così diffusi ma che io, personalmente, non riesco a vedere.

Ammetto che leggere le descrizioni degli italiani, delle città, del cibo, etc. mi ha un po' scossa. Non tanto perché l'Italia ancora una volta viene inquadrata nello stereotipo - il che di per sé mi sembra poco originale - ma piuttosto perché molte persone che leggono il libro crederanno veramente in quello che leggono come se fosse la Verità, quando invece non è altro che un Punto di Vista.

Diciamo che il libro mi ha un po' delusa, anche se probabilmente il viaggio in Italia-India-Indonesia non era altro che una metafora per rafforzare un viaggio interiore dell'autrice, che si riscopre e impara a conoscersi sempre più a fondo.

Ad ogni modo, da una narrativa di viaggio, mi aspetterei qualcosa di più sottile che una semplice ripetizione degli stereotipi più triviali. Mi aspetterei che, per una volta, invece di inquadrare un paese nei suoi stereotipi, si provasse a inquadrare gli stereotipi dentro al paese, e con questo intendo scoprirne le origini e scorgerne le limitazioni.