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mercoledì, marzo 11, 2009

Il diritto alle lingue straniere

Anche oggi fuggo un po' dal rapporto Italia-Brasile (non che non ci sia niente da scrivere a riguardo, anzi, ma la notizia che mi ha interessata di più ultimamente è un'altra). 

"Anni fa un volenteroso linguista americano intervistò parecchi italiani. "Sai l'inglese?", chiedeva. In maggioranza gli risposero candidamente: "No, l'ho studiato a scuola"", così scrive Tullio De Mauro in un suo articolo su Internazionale. Le cose, però, secondo il famoso linguista italiano, sembrano essere cambiate e aver preso un'altra piega da allora. In meglio. Sembra che il 59% degli italiani ora sappia almeno una lingua straniera. Di solito si tratta dell'inglese (29%) seguito dal francese, con il 14%. Sul mercato sembra che anche Russo e Tedesco siano parecchio quotati.

Ma come fanno gli italiani a sapere le lingue? dove le imparano? il 24% le impara alla scuola primaria, e il 59% invece le impara alle scuole superiori (cioè il segundo-grau brasiliano). Facendo due conti, questo significa che l'83% degli italiani impara le lingue a scuola.

Cosa verrebbe fuori se si facesse il sondaggio in Brasile? Quanti potrebbero dire di aver imparato l'inglese a scuola? Sicuramente non molti, e lo dico per esperienza personale: ho a che fare con ragazzi che stanno per diplomarsi al segundo grau e non sanno quasi niente di inglese (non hanno strumenti basici per leggere un breve testo, per esempio). Come mai? Perché il diritto alle lingue straniere qui in Brasile non è una necessità, ma un "optional" che solo la classe media può permettersi - pagando caro nei corsi privati (e quanto questi corsi valgano quello che chiedono è un argomento che in sé può dare luogo a lunghe discussioni)? È giusto? 

Un'altra cosa: a cosa serve sapere le lingue straniere? Credo che forse questa sia la domanda che merita una risposta prima di qualunque altra. Io avrei una lista infinita di motivi, ma principalmente credo che l'apprendimento di lingue straniere aiuti lo studente a capire meglio la linguistica, le diversità tra lingue e culture, ad avere un percezione più chiara di sé stesso attraverso il contrasto con quello che viene da fuori, ad avere una coscienza più profonda che gli faccia vedere le cose sotto una prospettiva più critica. Ma non solo: lo studente impara cose su un mondo che è quello in cui vive e che dovrebbe (forse) voler conoscere ed esplorare. E infine, una lingua straniera può aiutare nel mondo del lavoro, può aiutare nello studio, nella carriera. 

A proposito di studio, sempre secondo De Mauro, gli studenti che vanno a studiare all'estero (in Italia, ma anche nel resto del mondo) è in continuo aumento. È naturale che, per avere accesso a una simile opportunità, bisogna sapere le lingue. 

Quindi, in tutto il mondo credo che ci sia un lavoro da fare per poter migliorare il diritto alle lingue straniere. In Europa sembra che molti passi avanti siano stati fatti negli ultimi anni/decenni...e in Brasile?