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domenica, febbraio 01, 2009

Relazioni diplomatiche


Già, non posso non parlare di questo fatto, o almeno farne menzione, visto che, lo ammetto, io stessa non riesco a farmi un'idea della cosa.

Da qualche settimana ormai si sente parlare ogni giorno del caso Cesare Battisti, un italiano accusato di aver ucciso quattro persone e che dal 2007 si trova nelle prigioni Brasiliane.

A quanto pare, Cesare Battisti era un carcerato italiano che, negli anni '70, uscito dal carcere, è diventato militante del PAC (Proletari Armati per il Comunismo) commettendo 3 omicidi e ordinandone un quarto. Per questi reati, nel 1994, è stato condannato all'ergastolo dalla Giustizia italiana. Per sfuggire alla pena, Battisti è scappato prima in Francia, dove, sotto il governo Mitterand, gli è stato concesso l'asilo politico e, nel 2004, si è nascosto in Brasile. Nel 2007 è stato arrestato dalle autorità a Rio e in seguito è stato trsferito in un penitenziario a Brasilia. Quando, nel novembre 2008, l'Italia ha richiesto la sua estradizione, Battisti ha richiesto al Governo brasiliano l'asilo politico, che gli è stato concesso il 13 gennaio 2009 dal ministro della Giustizia, Genro Tarso. A questo punto l'ex-attivista politico italiano ha richiesto la scarcerazione e il suo caso sarà affrontato a partire da domani al STF (Supremo Tribunal Federal).

Questi sono i fatti visti in modo abbastanza obiettivo. Ora, da una parte abbiamo l'Italia che esige l'estradizione di Battisti, il quale dovrebbe scontare la pena che gli è stata inflitta in patria. Dall'altra parte, abbiamo un governo brasiliano di sinistra che vuole difendere Battisti da un regime carcerario di tortura (secondo Tarso).

Per non concedere l'estradizione, secondo un articolo di Mino Carta apparso sulla rivista brasiliana CartaCapitalTarso presenta due motivi: 1) Battisti è stato condannato senza aver avuto la possibilità di difendersi (secondo la FolhaOnline i suoi avvocati di fiducia sono stati arrestati prima del processo), ed è stato condannato in un momento politico "di eccezione" e, per questo, in una situazione delicata e radicale; 2) Se Battisti tornasse in Italia, si crede che possa essere sottoposto a tortura ed essere quindi in pericolo di vita.

Logicamente, presentando queste come ragioni per non concedere l'estradizione politica, Tarso sta duramente criticando il sistema italiano che, sembra, non offre ai cittadini la possibilità di difendersi e aggredisce coloro considerati colpevoli con torture. A questo punto non era possibile per l'Italia zittirsi: doveva logicamente difendersi. E tutti hanno detto la loro: Napolitano ha scritto a Lula, Fini ha scritto a Arlindo Chinaglia, Frattini in qualità di ministro degli Affari Esteri ha convocato Celso Amorim, ma anche Berlusconi, La Russa e molti altri hanno detto la loro. La reazione italiana è stata di stupore, amarezza, offesa e insistenza. Inizialmente, presi alla sprovvista dalle dure critiche di Tarso, in seguito amareggiati e offesi si sono rivoltati contro le critiche, e infine hanno deciso di non indietreggiare e continuare ad esigere l'estradizione. E per questo sono stati presi duri provvedimenti: l'ambasciatore italiano in Brasile, Valentise, è stato richiamato a Roma; Berlusconi ha cancellato il suo viaggio in Brasile previsto per marzo; La Russa insisteva a cancellare l'amichevole Italia-Brasile che avverrà a Londra il 10 febbraio.

Per tutta risposta, il Brasile si è irrigidito nella sua posizione che, se all'inizio era difesa quasi unicamente dal ministro della Giustizia, ha in seguito raccolto l'appoggio di molte figure politiche, di cultura, e addirittura associazioni italiane.

Ed è così che, per mancanza di relazioni VERAMENTE diplomatiche, è da settimane che la situazione non si smuove. Come ha dichiarato D'Alema a Spazio Severgnini su Sky Tg24, credo che, a prescindere da quanto sia giusta l'estradizione di Battisti, la cosa non è stata gestita nel migliore dei modi, anzi, è stata gestita in modo tutt'altro che diplomatico. E se D'Alema dava la colpa alla Farnesina, io invece mi sentirei di dare la colpa ad entrambi i Paesi ed entrambi i governi. Prima di tutto, la critica di Genro alla politica italiana potrebbe non essere completamente sbagliata, ma senz'altro è stata troppo dura e indeguata alla situazione. L'irrigidirsi dell'Italia nella sua posizione e il successivo irrigidirsi del Brasile non hanno certo contribuito a un miglioramento della situazione.

Comunque si svolga la cosa, uno dei due paesi ci rimetterà quanto a credibilità e capacità di gestione di affari internazionali sul piano mondiale. C'è solo da aspettare per vedere a chi toccherà...