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sabato, dicembre 18, 2010

La Solitudine dei Numeri Primi

Strano ma vero, ho avuto il piacere di scoprire che non sono l'unica a leggere il mio blog (di solito leggo in cerca di errori). Infatti ultimamente - e con questo intendo gli ultimi 6 mesi - molti - e con questo intendo 2-3 persone - si sono lamentati che sono stanchi di vedere "Andare e Venire" tutte le volte che curiosano nel blog.

Veramente non saprei neanche da dove ricominciare...quindi ritorno a una delle mie "passioni" amatoriali (telenovela a parte): la letteratura e il cinema.

Scrivo di un libro che ho letto esattamente un anno fa: "La solitudine dei numeri primi". È un libro che mio papà ha descritto così: un "bah!" immediatamente seguito da un commento peggiorativo che non riporterò qui. Ricordo che, quando sono arrivata in Italia, nel Settembre 2008, il libro era esposto in centinaia (davvero!) di esemplari in tutte le librerie. Infatti, aveva appena vinto il Premio Strega e il Campiello (i principali premi letterari in Italia). Mi ha logicamente incuriosita, anche se il titolo devo dire che non mi affascinasse poi tanto dato che io e la matematica da un bel pezzo non abbiamo molto da spartire.

Il libro è stato scritto da Paolo Giordano, un dottorando di fisica all'epoca, se non mi sbaglio. La storia però non ha molto a che fare con la matematica, a parte il fatto che uno dei protagonisti ama la fisica ed è affascinato dai numeri primi (sindrome abbastanza comune tra gli studenti di fisica, come ho potuto verificare in seguito con mio fratello).

La storia del libro, di per se, devo ammettere che non mi ha sorpresa. Il libro tratta di vari argomenti, per la maggior parte attuali, con i quali non è difficile riconoscersi o identificarsi in qualche modo. Il tema centrale che mi è rimasto dentro, quando ho chiuso il libro un anno fa, è stata l 'angoscia dell'incomunicabilità. Direi che è un libro paradossalmente fatto di silenzi e di personaggi sempre più chiusi in sé stessi.

Tuttavia, non direi che è stata quest'angoscia a colpirmi. Quello che mi ha affascinata veramente, fin dalle prime pagine, è stato il modo di scrivere che mi ricordava molto, per qualche motivo, la voce fuori campo di film come "Il favoloso destino di Amelie Poulain" o "Match Point". "Il libro è praticamente nato per essere un film", pensavo mentre lo leggevo, e il modo in cui i fatti si susseguono e si intrecciano, i continui flashback e il mistero nel passato che si svela poco a poco durante il libro ne erano la prova.

Adesso ho scoperto che il film è stato fatto ed è stato lanciato a settembre. Ancora non l'ho visto, ne ho visto soltanto il trailer, che, devo ammettere, non mi ha entusiasmata. Sono comunque curiosa di sapere com'è, anche perché dicono che sia stato l'unico film italiano ad avere un certo valore alla mostra del cinema di Venezia. E con questo si potrebbe cominciare un'altra lunga discussione, ma mi interropo qui.

Ecco il trailer:


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