domenica, dicembre 19, 2010

"L'infinito" della traduzione - o la traduzione de "L'infinito"



Si potrebbe pensare che questo post abbia poco a che fare con il "Ponte" (per usare una metafora ricorrente, almeno nello scenario "belorizontino") fra Italia e Brasile, ma non illudetevi. Tutto in realtà comincia dall'influenza inglese, e d'altra parte non vedo come potrebbe essere diversamente. Se l'inglese ormai si insinua nelle vite e nelle case dei più restii alla "dominazione", cosa si potrebbe dire di me, che corro sempre dietro alla lingua di...Shakespeare? Obama? Bill Gates? Zuckerberg? Comunque questa è un'altra storia, per un altro blog.

Ieri mi sono imbattuta in un articolo del New York Times su una nuova traduzione dei Canti di Leopardi in inglese. Essendo Leopardi un'icona della letteratura italiana, ho intrapreso la lettura. Ho così scoperto che si è curato dell'opera Jonathan Galassi, poeta, traduttore e famoso editore negli Stati Uniti. Nell'articolo, il giornalista Peter Campion riporta alcuni brani tradotti e ne sono rimasta davvero colpita, non tanto per la traduzione letterale, che non era l'obiettivo di Galassi, ma per la resa dei suoni, del ritmo, delle rime. Soprattutto se si pensa a due lingue in un certo modo così diverse. "L'infinito", poesia simbolo del romanticismo italiano, purtroppo ha raccolto alcune critiche, ma in genere il lavoro di Galassi sembra addirittura rivoluzionario, secondo le parole di Campion.

La domanda che è sorta mentre leggevo ritagli di Leopardi in inglese, è facile da indovinare: esiste una traduzione così in portoghese? Con Google, non è stato difficile trovare la risposta.

Sembra che uno dei grandi interessati alla divulgazione dell'opera di Leopardi in Brasile sia Marco Lucchesi, un professore dell'USP. Questi ha raccolto in un unico volume, dal titolo Giacomo Leopardi - Poesia e Prosa informazioni biografiche sulla vita di Leopardi, così come diversi saggi internazionali di rilievo e varie traduzioni in portoghese a cura di Ivo Barroso, Haroldo de Campos, Vinícius de Morais, Affonso Félix de Sousa, Alexei Bueno, Álvaro Antunes, Ivan Junqueira e altri ancora.

Com'era previsibile, una delle poesie che ha dato luce a più traduzioni è stato proprio "L'infinito", di cui si considera la versione di Haroldo de Campos come una delle migliori. Interessante notare che, in un articolo di Andréia Guerini, si spiega che il successo della traduzione di Haroldo sia dovuto esattamente a come il traduttore, invece di lasciarsi imprigionare da una traduzione letterale, sia riuscito a mantenere nella sua traduzione il ritmo dell'originale - impresa particolarmente ardua e che mi ha stupita ancor di più nelle versioni in inglese.

Nella mia ricerca, grazie a Google, sono riuscita a leggere la versione di Haroldo de Campos, e ho potuto leggere una copia del monoscritto originale di Leopardi (anche se, essendo stata costretta ad impararla a memoria in prima superiore, riesco ancora a recitarla per intero).

Infine, nella mia mini-ricerca, mi sono imbattutta nella recente tesi di Mestrado di Roberta Belletti, in cui sembra discutere le traduzioni della poesia leopardiana in portoghese, trattandone i temi e i problemi.

Ammetto che sono curiosa di leggere l'opera di Lucchesi, che racchiude così tante informazioni su Leopardi. Tuttavia, mi piacerebbe prima leggere Leopardi in italiano, soprattutto la sua prosa, di cui non ho letto che qualche brano sparso tra medie e superiori. Potrebbe essere un buon proposito per l'anno nuovo :)

sabato, dicembre 18, 2010

La Solitudine dei Numeri Primi

Strano ma vero, ho avuto il piacere di scoprire che non sono l'unica a leggere il mio blog (di solito leggo in cerca di errori). Infatti ultimamente - e con questo intendo gli ultimi 6 mesi - molti - e con questo intendo 2-3 persone - si sono lamentati che sono stanchi di vedere "Andare e Venire" tutte le volte che curiosano nel blog.

Veramente non saprei neanche da dove ricominciare...quindi ritorno a una delle mie "passioni" amatoriali (telenovela a parte): la letteratura e il cinema.

Scrivo di un libro che ho letto esattamente un anno fa: "La solitudine dei numeri primi". È un libro che mio papà ha descritto così: un "bah!" immediatamente seguito da un commento peggiorativo che non riporterò qui. Ricordo che, quando sono arrivata in Italia, nel Settembre 2008, il libro era esposto in centinaia (davvero!) di esemplari in tutte le librerie. Infatti, aveva appena vinto il Premio Strega e il Campiello (i principali premi letterari in Italia). Mi ha logicamente incuriosita, anche se il titolo devo dire che non mi affascinasse poi tanto dato che io e la matematica da un bel pezzo non abbiamo molto da spartire.

Il libro è stato scritto da Paolo Giordano, un dottorando di fisica all'epoca, se non mi sbaglio. La storia però non ha molto a che fare con la matematica, a parte il fatto che uno dei protagonisti ama la fisica ed è affascinato dai numeri primi (sindrome abbastanza comune tra gli studenti di fisica, come ho potuto verificare in seguito con mio fratello).

La storia del libro, di per se, devo ammettere che non mi ha sorpresa. Il libro tratta di vari argomenti, per la maggior parte attuali, con i quali non è difficile riconoscersi o identificarsi in qualche modo. Il tema centrale che mi è rimasto dentro, quando ho chiuso il libro un anno fa, è stata l 'angoscia dell'incomunicabilità. Direi che è un libro paradossalmente fatto di silenzi e di personaggi sempre più chiusi in sé stessi.

Tuttavia, non direi che è stata quest'angoscia a colpirmi. Quello che mi ha affascinata veramente, fin dalle prime pagine, è stato il modo di scrivere che mi ricordava molto, per qualche motivo, la voce fuori campo di film come "Il favoloso destino di Amelie Poulain" o "Match Point". "Il libro è praticamente nato per essere un film", pensavo mentre lo leggevo, e il modo in cui i fatti si susseguono e si intrecciano, i continui flashback e il mistero nel passato che si svela poco a poco durante il libro ne erano la prova.

Adesso ho scoperto che il film è stato fatto ed è stato lanciato a settembre. Ancora non l'ho visto, ne ho visto soltanto il trailer, che, devo ammettere, non mi ha entusiasmata. Sono comunque curiosa di sapere com'è, anche perché dicono che sia stato l'unico film italiano ad avere un certo valore alla mostra del cinema di Venezia. E con questo si potrebbe cominciare un'altra lunga discussione, ma mi interropo qui.

Ecco il trailer:


sabato, marzo 20, 2010

Andare e Venire

Nelle mie ultime lezioni, è spesso venuto fuori il dubbio sull'uso dei verbi andare e venire. Anche se molto simili al portoghese, questi due verbi vengono usati in modo diverso nelle due lingue. Questo ha in realtà a che fare con quello che linguisticamente viene definito come deissi, ovvero la relazione tra la lingua e il mondo reale.
Mi spiego meglio: il significato denotativo di "andare" è uguale pressapoco a quello di "ir". Lo stesso vale per i verbi "venire"e "vir". Al momento di essere usati però, i sistemi di riferimento per gli italiani e per i brasiliani cambiano. Per i brasiliani, infatti, i verbi VIR e IR sono usati in base al punto di vista del parlante, che è l'unico punto di riferimento. Per gli italiani, però, la cosa è diversa: i verbi ANDARE e VENIRE tengono conto sia del punto di vista del parlante, come di quello dell'ascoltatore. Per capire meglio, potete andare sul sito della Zanichelli, o dare un'occhiata a questo file:


...curiosità: come mi ha fatto notare una mia studente, l'italiano non si comporta in modo molto diverso dal francese o dall'inglese in questo caso. Sembra che la pecora nera qui sia il portoghese :P

domenica, febbraio 21, 2010

Sanremo 2010

Si è concluso ieri, non senza polemiche (come al solito), il 60^ Festival di Sanremo. I vincitori della sezione Big sono, in ordine:

1 - Valerio Scanu, con la canzone Per tutte le volte che...

2 - Il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici, con la canzone Italia Amore Mio (secondo il Messaggero - e sono d'accordo - una delle peggiori del

3 - Marco Mengoni, con la canzone Credimi ancora

Nella sezione Nuova Generazione, invece, ha vinto il primo premio Tony Maiello, con la canzone Il linguaggio della resa

Purtroppo, invece, non hanno vinto niente le mie canzoni preferite: di Noemi, Cristicchi, Malika, Fabrizio Moro (un po'meno questa di altre), Irene Grandi...

Un sonoro "no comment", invece, è tutto quello che posso esprimere riguardo al premio del trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici. Una canzone che stona in tutti i modi: la musica, i cantanti, i tempi, le immagini, le idee! Nel periodo in cui si trova l'Italia, non poteva esserci canzone più fuori luogo!

Certo, si tratta più di un premio politico che altro - e a questo punto mi chiedo chi potrebbe stupirsi...

PS. Cercando notizie sul festival, mi sono imabttuta in un blog brasiliano di "música italiana": è molto ricco, vale la pena darci un'occhiata :)

sabato, febbraio 20, 2010

film italiani 2

Qualche tempo fa ho pubblicato un post sui film italiani. In realtà, più che parlare di film italiani, la mia intenzione era quella di suggerire siti a cui rivolgersi per sapere cosa succede nel cinema italiano di oggi.

Ai siti suggeriti nel mio post precedente, volevo aggiungerne altri 3:


Questo è un programma radiofonico trasmesso da radio Rai in Italia. Sul sito è possibile ascoltare le varie puntate più recenti, oppure si possono scaricare direttamente i postcad, ascoltabili poi anche su un lettore mp3. Il programma è interessante perché oltre alle interviste con registi e attori di film recenti, informa gli ascoltatori su eventuali mostre o eventi relativi al cinema in Italia.


Qui, invece, si trovano articoli e testi relativi agli ultimi film italiani, a mostre sul cinema italiano allestite in varie regioni italiane, curiosità, interviste, etc.
In questo sito non cresi possibile ascoltare interviste, tutte le informazioni vengono presentate per iscritto.


In questa parte del sito Italica, si possono trovare informazioni sulla storia del Cinema italiano, dall'epoca dei Telefoni Bianchi, alla Commedia Italiana e così via fino ai registi contemporanei, come Benigni, Salvatores, Muccino, Soldini, ecc. Oltre alle informazioni sui film, si possono scoprire informazioni sui principlai registi e attori italiani dell'epoca.

Nei primi due siti potete trovare interviste, recensioni e notizie dell'ultimo film di successo in Italia: "Baciami Ancora", sequela del successo "L'ultimo Bacio" di Gabriele Muccino.

Buon giorno, Buon pomeriggio o Buona sera?!?

"A volte penso che gli insegnanti di lingue si fanno sfuggire una grande opportunità se non insegnano la cultura", ha scritto Marco Rinvolucri nel suo articolo La cultura straniera come specchio della propria (tratto da: Officina.it, numero 10, La cultura in classe, Settembre 2009).

Ogni tanto è quello che penso anch'io . Ed è così semplice vedere come delle semplici spiegazioni culturali possano risolvere questioni a volte banali, ma che fanno una certa differenza.

Un esempio: mi è successo spesso nell'ultimo anno di entrare in classe alle 7 di sera all'inizio del semestre, e di dover rispondere al saluto:"Buon pomeriggio". Fin dalla prima volta in cui questo è successo, ho avvertito che qualcosa non andava bene, anche se all'inizio non capivo esattamente cosa fosse. La mia risposta però era, invariabilmente, "Buonasera".

Questo, però, in molti casi non è sufficiente a instigare dubbi negli studenti o a risolvere il problema. Vedendo che gli alunni insisitono nel ricevermi con un bel "Buon pomeriggio", mi decido a spiegare una cosa che - spesso - avrebbe già dovuto essere stata spiegata.

Il saluto non è del tutto insensato: pomeriggio significa infatti tarde (nel senso di periodo della giornata subito dopo mezzogiorno). Però limitarsi a una traduzione letterale sarebbe alquanto ristretto (per non dire ottuso).

Prima di tutto, è necessario dire che Buon pomeriggio in italiano è praticamente inesistente. Si usa, semmai, in trasmissioni televisive e radiofoniche. Insegnarlo agli studenti come un saluto "comune", è già un errore di partenza (v. il forum di discussione wordreference)

Facendo a meno del Buon pomeriggio, gli italiani devono arrangiarsi con gli altri tre che restano: Buon giorno, Buona sera e Buona notte. Logicamente la divisione della giornata per gli italiani non può essere uguale alla visione che ne hanno i brasiliani. E, a dirla tutta, neanche gli italiani sono d'accordo sulle divisioni. Proviamo a vedere la cosa per punti:

  • Non c'è dubbio che durante la MATTINA si usi "Buongiorno".
  • Dopo MEZZOGIORNO sorgono le complicazioni: in alcune regioni si comincia a usare "Buona sera" già a partire dalle ore 13 (p. es. a Firenze). In altre, come a Padova (dove ho vissuto) o in Sicilia, si preferisce usare "Buongiorno" fino a quando non fa buio.
  • La SERA, cioè quando comincia a fare buio (o dopo le 18, secondo alcuni, indipendentemente dal buio), si usa "Buona sera".
  • Quando si va a dormire (o si presume che le persone da cui ci si separa vadano a dormire), si dice "Buonanotte".
Certo, le cose sono lungi dall'essere nero su bianco. Ad ogni modo, una cosa è certa: Buon pomeriggio alle 7 di sera non è una possibilità - non nella lingua/cultura italiana, almeno.

Altra curiosità: la grafia. Secondo i dizionari, è corretto sia usare "Buongiorno, Buonasera, Buonanotte" sia la versione staccata "Buon giorno, Buona sera, Buona notte" (wordreference).

sabato, gennaio 30, 2010

Navi in Bottiglia


L'ospite

Strano, no? Vado a New York e questo amico insiste per prestarmi casa. Lui è un matematico e se ne sta fuori tre mesi, per insegnare a Londra. Alla fine accetto, vado e mi insedio a casa sua. E' carina, accogliente, nel Village, vicino al fiume. Poi succede.

Il quinto giorno apro l'armadio e, non so dire perché, mi infilo una sua camicia. Abbiamo la stessa taglia. La camicia è a quadretti, mai portata una, ma mi ci sento bene. La ragazza con cui esco mi dice che mi dona. Il giorno dopo ho addosso anche un suo abito scuro, con le sue Nike nere. E, questo è davvero curioso, parlo inglese in modo fluente, senza strafalcioni.

Ma è dopo due settimane che mi scopro a fare calcoli rapidissimi, so risolvere equazioni, disegno la curva di Wibbs e azzero la quadrifalce secondo il logaritmo forzato. Oddio. Comincio a provare un forte interesse per gli uomini (il mio amico è gay) e vivo la mia prima esperienza con un barista di Chelsea.

Ieri mi sono buttato dal ponte di Brooklyn. Indossavo una tuta blu e avevo con me un trattato di trigonomefolia. Chi avrebbe mai immaginato che il mio caro amico voleva ammazzarmi?

(13 gennaio 2010)

"Navi in Bottiglia" si potrebbe dire "il mio libro preferito che non ho mai letto". Non l'ho mai letto non perché non abbia mai avuto l'interesse di comprarlo, ma perché da quando l'ho scoperto era già esaurito nelle librerie e, fino adesso, non è mai stato ristampato. Per fortuna Gabriele Romagnoli tiene una rubrica su Repubblica.it, che prende il nome, appunto, dal suo libro. Tempo fa, la seguivo sempre...da un paio d'anni, invece, non la leggevo più. Navigando sulla rete l'ho finalmente ritrovata.
So che per gli studenti di italiano L2 non è una lettura proprio facile: il vocabolario a volte è un po'sofisticato e i temi a volte sono molto legati all'attualità italiana. Però si tratta di letture brevi, ideali per chi vuole "praticare" l'italiano in modo non troppo impegnativo.
E non occorre comprare il libro: la rubrica si può leggere gratis sul sito.

domenica, gennaio 17, 2010

Musica

Qui in Brasile è difficile trovare qualcuno che non conosca almeno le canzoni classiche della musica italiana (Peppino di Capri, Rita Pavone, Gigliola Cinguetti, Domenico Modugno). Queste, in genere, costituiscono quel repertorio a cui i miei studenti si riferiscono - in modo più o meno scherzoso - con il nome di "Cafona Italia".

Per chi fosse interessato a questo repertorio di musica italiana indico il sito italiasempre.com, su cui si possono ascoltare tanto le canzoni poù famose, come quelle un po'meno famose. Il sito, infatti, contiene la bellezza di 1440 canzoni, ascoltabili ma non scaricabili.

Spesso, però, i miei studenti sembrano essere stanchi di ascoltare Cafona Italia, e vorrebbero invece sapere cosa si ascolta in Italia adesso. Vivendo fuori dall'Italia, anche per me non è facilissimo cercare di mantenermi attualizzata, e così suggerisco ai miei studenti di ascoltare alcune radio italiane. La più indicata per la musica italiana è senz'altro RadioItalia, che trasmette un mix di canzoni attuali a canzoni più classiche, tutte rigorosamente italiane.
Il video e la canzone riportati qui sopra sono stati creati subito dopo il terremoto del 2009 a L'Aquila, e vedono un po' tutti i cantanti contemporanei impegnati in una nobile causa.

domenica, dicembre 27, 2009

Quando le parole sono un problema


Spesso ho sentito dire che la lingua è affascinante perché ci permette di comunicare. La lingua, quindi, può essere vista come soluzione. Molte persone imparano molte lingue per avere la possibilità di esprimersi nei più vari contesti, riuscire a comunicare, farsi capire, rendere in parole i propri pensieri, emozioni, sensazioni...
Però molte volte ci si dimentica che la lingua non è LA soluzione, ma semplicemente uno dei tanti elementi che permottono che una comunicazione veramente avvenga. In una situazione comunicativa la lingua può svolgere un ruolo essenziale verso un risultato positivo...ma, se gli altri elementi non cooperano, allora la lingua può non avere effetto, o addirittura essere d'intralcio e impedire la comunicazione.
Fin da piccola conosco l'assurdo personaggio noto come il Signor Veneranda, creato da Marco Manzoni. Attraverso la scrittura e attraverso dialoghi, Marco Manzoni ci mette davanti a situazioni paradossali in cui è proprio la lingua, intesa alla lettera e spoglia di tutte le sfumature comunicative e interpretative su cui siamo sempre abituati a "lavorare" quando comunichiamo, a creare incomprensibilità tra le persone. Il Signor Veneranda, attraverso dialoghi lunghi e esasperanti, ne suo disperato tentativo di comunicare, finisce invece invariabilmente con lo "scomunicarsi" non solo dalla lingua come dalla società. Il tutto in una chiave comicissima, come potete vedere qui:

Il signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa, guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno.
A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.
- È senza chiave? - chiese il signore gridando per farsi sentire.
- Si, sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- E il portone è chiuso? - gridò di nuovo il signore affacciato.
- Si è chiuso - rispose il signor Veneranda.
- Allora le butto la chiave.
- Per fare cosa? - chiese il signor Veneranda.
- Per aprire il portone - rispose il signore affacciato.
- Va bene, - gridò il signor Veneranda - se vuole che apra il portone, butti pure la chiave.
- Ma lei deve entrare?
- Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
- Ma non abita qui lei? - chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.
- Io no - gridò il signor Veneranda.
- E allora perché vuole la chiave?
- Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la pipa, le pare?
- Io non voglio aprire il portone, - gridò il signore affacciato - io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.
- Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? - chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
- Se sono senza chiave si! - rispose il signore affacciato.
- Io sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire - urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.
- Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada - disse il signor Veneranda - se parliamo piano non ci si capisce.
- Ma lei cosa vuole? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, - disse il signor Veneranda - io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?
- Io? Io no... perché dovrei fischiare? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Perché abita in questa casa - disse il signor Veneranda -; l'ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be', ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.
Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.
Se vuoi leggere altri racconti, clicca qui.

domenica, dicembre 13, 2009

Film Italiani


Molti studenti mi chiedono sempre: mi consigli un film italiano da vedere? Adesso che si avvicinano le vacanze, poi, tutti vogliono sapere quali film possono vedere per mantenere il contatto con la lingua durante l'estate...

I titoli che si possono suggerire sono sempre tantissimi, e spaziano dai classici ai film recenti, dai drammi alle commedie, e forse proprio per questo non so mai da dove cominciare. Così, comincio col suggerire dei siti:

Questo mi sembra uno dei migliori siti per sapere le novità. Di solito ogni film è accompagnato da sinossi, commenti e trailer. Si hanno anche notizie su film che hanno vinto premi, o film che ora verranno trasmessi in televisione. Per le novità, c'è sempre il problema che qui in Brasile forse arriveranno tra un anno...forse anche di più...o forse non arriveranno mai. Per i film più vecchi, invece, si può sempre sperare in un Videonoleggio ben fornito...anche questo, non facilissimo. Al massimo, per chi se la cava bene con internet e sa dove cercare, credo che alcuni film non siano difficili da scaricare - consigliabile agli studenti più avanzati perché in questo caso niente sottotitoli.

Film Italia è un sito che presenta le novità, i festival, i film stranieri in Italia. Si tratta più di un sito dove racimolare informazioni e sinossi. Non sempre offrono i trailer dei film (che comunque sono reperibili su youtube in molti casi), ma hanno un ampio database sia di film di successo che di film meno famosi.

Qui in Brasile, è un po'difficile trovare molti film italiani. Però di solito non è difficile trovare i classici del neorealismo (Fellini & Co.), e, tra gli autori più recenti, troviamo Roberto Benigni, Gabriele Salvatores, Franz Ozpetek e Gabriele Muccino. I film che ho trovato senza difficoltà sono:

- La vita è bella (di Roberto Benigni)
- La finestra di fronte (di Franz Ozpetek)
- Mio fratello è figlio unico (di Daniele Luchetti)
- L'ultimo bacio (di Gabriele Muccino)
- Manuale d'Amore (di Giovanni Veronesi)
- Ricordati di me (di Gabriele Muccino)
- Mediterraneo (di Gabriele Salvatores)
- Io non ho paura (di Gabriele Salvatores)
- Pranzo di Ferragosto (di Gianni di Gregorio) - questo l'ho visto al cinema qui in Brasile, dove ha riscosso un discreto successo, quindi immagino che tra poco non sarà difficile trovarlo in DVD.

Mi piacerebbe vedere:
- Vincere (di Marco Bellocchio)
- Fuga dal Call Center (di Federico Rizzo)
- Dieci Inverni (di Valerio Mieli)
- Manuale D'Amore 2 (di Giovanni Veronesi)

martedì, dicembre 08, 2009

Un sito di esercizi online


A volte dimentico perché questo blog è venuto ad esistere. In realtà è nato dall'idea di registrare da qualche parte le lezioni e le esperienze vissute con i miei studenti - all'epoca, studenti di conversazione del Cenex-Fale.
Mantenere il blog con lo stesso proposito è diventato un po'difficile quando ho dovuto rinunciare alla mia professione per trascorrere un anno negli Stati Uniti.
Anche una volta tornata, mentre cercavo di inserirmi di nuovo nel mercato, mi è sembrato difficile mantenere il blog con gli stessi obiettivi e propositi che mi ero prefissata. In fondo, credo che tutte le cose un po'alla volta cambino e si trasformino, e così sembra essere successo anche al mio blog. Dicono che "il tempo passa per tutti" - e per tutto, aggiungerei io.

Ora, l'idea sarebbe di continuare a scrivere in genere sul rapporto Italia-Brasile, ma senza perdere di vista lo studio dell'italiano come L2.

Per questo oggi vengo a scrivere di un sito interessante: quello di Zanichelli.
Spesso i miei studenti mi chiedono idee e suggerimenti di siti che possono aiutarli nello studio della lingua fuori dalle (poche) ore di lezione che abbiamo ogni settimana. Credo che questo sito potrebbe essere di un certo aiuto soprattutto agli studenti principianti.

Nel sito esistono due parti particolarmente interessanti:

Gli esercizi si basano su un metodo specifico, che si chiama Noi (edito da Zanichelli, appunto). Ma anche per coloro che non usano questo metodo nelle loro lezioni, può essere interessante fare gli esercizi, che si dividono in: Vacabolario, Ascolto e Grammatica.

Al contrario da quel che il nome potrebbe suggerire, non si tratta di un blog sulla cultura italiana. In realtà vari argomenti vengono affrontati, dalla musica alla grammatica, dai costumi alle funzioni linguistiche (dire l'ora, per esempio). Il tutto corredato da facili esercizi, spesso costituiti da domande a scelta multipla.
Mi sembra che il punto forte di questo blog sia l'indice facilmente accessibile, localizzato a destra della schermata e organizzato in base agli argomenti.

Questa parte del sito si dedica a studenti più avanzati dato che si occupa più di un'educazione linguistico-letteraria che non della grammatica per un basico dominio della lingua. In questa sezione vengono presentati diversi generi linguistici con le loro caratteristiche - perché, in fin dei conti, un uso appropriato della lingua dipende da una conoscenza dei diversi registri, di come questi si costruiscono e dei contesti in cui è appropriato farne uso.
Consiglio agli studenti brasiliani la parte che tratta della "cronaca". Questo termine è un famoso falso-amico per gli studenti brasiliani: è così simile al termine "crônica", ma definisce un genere testuale completamente diverso.

Infine, per gli insegnanti di italiano, suggerisco la sezione di "materiali per l'insegnante", in cui si trovano diversi articoli relativamente semplici (con esercizi online di comprensione scritta)su temi come storia, geografia e sugli immigrati in Italia e le relazioni interculturali Italia-mondo in genere.

sabato, aprile 25, 2009

i fumetti


Non riesco a credere che da anni tengo questo blog e non ho mai scritto nulla sui fumetti. Com'è possibile? Comunque, meglio tardi che mai. Oggi leggendo la Folha Ilustrada, in prima pagina ho visto un articolo dedicato a due Fumettisti italiani di quelli proprio con la F maiuscola: Hugo Pratt (famoso soprattutto per la serie di Corto Maltese) e Milo Manara (famoso per le sue donne sexy e poco vestite). Secondo l'articolo di Pedro Cirne, finalmente sta per uscire in Brasile "Verão Índio", il secondo fumetto scritto da Hugo Pratt e disegnato da Manara. Il primo, El Gaucho, è uscito in Brasile nel 2006.
Adesso, Hugo Pratt e Milo Manara sono sicuramente grandi nomi del fumetto italiano, insieme a Crepax, per esempio. Però il fumetto italiano offre molto di più, soprattutto se pensiamo alle case editrici come la Sergio Bonelli.
Mio papà fin da piccolo era fanatico sfegatato di Tex, così come tutti suoi amici. Così anch'io sono cresciuta leggendo un po' di Tex e mi sono appassionata alle storie degli Indiani del nordamerica, i Navajos, Aquila della Notta, Kit Carson, etc.
Però il mio fumetto preferito non era Tex. All'inizio era Diabolik, un ladro che, insieme alla moglie Eva, la faceva sempre franca contro l'ispettore Ginko. Un po' mi ricorda il cartone animato di Lupin...
Ad ogni modo, con il passare degli anni, Diabolik non mi prendeva più così tanto. Le storie, a un certo punto, cominciavano a ripetersi un po' troppo. Ed è così che ho scoperto il mio fumetto preferito in assoluto: Dylan Dog, l'investigatore dell'incubo. Dylan Dog, investigatore di Londra sempre senza soldi (ma che sopravvive), si dedica ai casi più insoliti che spesso hanno a che fare con fenomeni paranormali, spettri del passato, fantasmi, extraterrestri, perversità dell'animo umano.
Per un periodo ho letto un po'di Martin Mystére, anche questo molto interessante, ma non mi ha mai affascinata come Dylan Dog.
Un po'alla volta ho cominciato anche a conoscere Julia, la criminologa di New York, e devo dire che anche lei mi piace come personaggio.
Come potete vedere dal sito dell Sergio Bonelli, i fumetti sono tantissimi, e spaziano dal far west alla fantascienza, da New York a Londra, da eroi muscolosi e stereotipati a personaggi astuti e intelligenti...insomma, ce n'è per tutti i gusti!

mercoledì, aprile 22, 2009

L'indecenza

Dopo più di un mese di silenzio, eccomi di nuovo qui. Non dico che non siano successe cose interessanti in questi giorni, e non sia successo qualcosa di importante tra Italia e Brasile. Però, più che parlare dell'Italia in Brasile o del Brasile in Italia, questa volta mi dedico a parlare di un libro: L'indecenza, di Elvira Seminara.
Per me leggerlo è stato particolarmente importante: ero in uno di quei periodi in cui niente mi affascinava, leggevo qualche capitolo di un libro, poi passavo a un altro, un paio di pagine qui, un paio lì. Elvira Seminara è invece riuscita a conquistarmi come non succedeva da tempo.
Il libro parla di una famiglia borghese, marito e moglie, il cui rapporto non è più quello di un tempo: qualcosa è successo, qualcosa si è rotto, un silenzio ha avvolto un po' alla volta tutti e due. Forse per risolvere il problema, per alleviare lo stress che grava soprattutto sulla moglie, decidono di prendere un colf. La ragazza è giovane, 19 anni, alta, bella, due bionde trecce bionde e due occhi azzurri come il cielo. Con la sua serenità, la sua timidezza, la sua generosità, spensieratezza e innocenza riesce subito a conquistarsi l'amore e la stima della famiglia. Ben presto i coniugi cominciano a riferirsi a lei come "la Bambina", forse venuta a cicatrizzare le ferite, a dare speranza, a colmare il vuoto, restaurare i cocci. Però, insieme alla serenità portata dalla Bambina, altre cose cominciano a prender vita: il giardino cresce, si muove, attacca la casa che un po'alla volta cede, respira affannata, cambia, si trasforma, ospita vite inquietanti di insetti e animali. Anche l'Etna ribolle, copre di fuligine la città. Tutto comincia prendere vita, ma in modo inquietante, terribile e sinistro, un'inquietudine che si riflette sulla protagonista, sul suo modo di vedere le cose, sul suo compartamento, i suoi sentimenti e infine le sue azioni.
Il libro è scritto in modo delizioso, Elvira Seminara ci prende e ci accopagna in un viaggio inquietante da cui non riusciamo a staccarci.
Allo stesso tempo che il libro è estremamente soggettivo, si affrontano temi sociali come il matrimonio, l'immigrazione, le ragazze che vengono dall'est in cerca di una vita migliore che non sempre trovano.
Per me si è trattato di un libro particolarmente rivelatore, avendo io stessa vissuto come immigrata e quasi-colf (ragazza alla pari, dicono) per un anno negli Stati Uniti.
Anche se non parla direttamente del Brasile, sicuramente questa è l'esperienza di molte brasiliane che si sono recate in Italia alla ricerca di un lavoro, un migliore stile di vita. Ma soprattutto è un racconto di vita, la vita così com'è, con le sue gioie, le sue tristezze e le sue perversità.

mercoledì, marzo 11, 2009

Il diritto alle lingue straniere

Anche oggi fuggo un po' dal rapporto Italia-Brasile (non che non ci sia niente da scrivere a riguardo, anzi, ma la notizia che mi ha interessata di più ultimamente è un'altra). 

"Anni fa un volenteroso linguista americano intervistò parecchi italiani. "Sai l'inglese?", chiedeva. In maggioranza gli risposero candidamente: "No, l'ho studiato a scuola"", così scrive Tullio De Mauro in un suo articolo su Internazionale. Le cose, però, secondo il famoso linguista italiano, sembrano essere cambiate e aver preso un'altra piega da allora. In meglio. Sembra che il 59% degli italiani ora sappia almeno una lingua straniera. Di solito si tratta dell'inglese (29%) seguito dal francese, con il 14%. Sul mercato sembra che anche Russo e Tedesco siano parecchio quotati.

Ma come fanno gli italiani a sapere le lingue? dove le imparano? il 24% le impara alla scuola primaria, e il 59% invece le impara alle scuole superiori (cioè il segundo-grau brasiliano). Facendo due conti, questo significa che l'83% degli italiani impara le lingue a scuola.

Cosa verrebbe fuori se si facesse il sondaggio in Brasile? Quanti potrebbero dire di aver imparato l'inglese a scuola? Sicuramente non molti, e lo dico per esperienza personale: ho a che fare con ragazzi che stanno per diplomarsi al segundo grau e non sanno quasi niente di inglese (non hanno strumenti basici per leggere un breve testo, per esempio). Come mai? Perché il diritto alle lingue straniere qui in Brasile non è una necessità, ma un "optional" che solo la classe media può permettersi - pagando caro nei corsi privati (e quanto questi corsi valgano quello che chiedono è un argomento che in sé può dare luogo a lunghe discussioni)? È giusto? 

Un'altra cosa: a cosa serve sapere le lingue straniere? Credo che forse questa sia la domanda che merita una risposta prima di qualunque altra. Io avrei una lista infinita di motivi, ma principalmente credo che l'apprendimento di lingue straniere aiuti lo studente a capire meglio la linguistica, le diversità tra lingue e culture, ad avere un percezione più chiara di sé stesso attraverso il contrasto con quello che viene da fuori, ad avere una coscienza più profonda che gli faccia vedere le cose sotto una prospettiva più critica. Ma non solo: lo studente impara cose su un mondo che è quello in cui vive e che dovrebbe (forse) voler conoscere ed esplorare. E infine, una lingua straniera può aiutare nel mondo del lavoro, può aiutare nello studio, nella carriera. 

A proposito di studio, sempre secondo De Mauro, gli studenti che vanno a studiare all'estero (in Italia, ma anche nel resto del mondo) è in continuo aumento. È naturale che, per avere accesso a una simile opportunità, bisogna sapere le lingue. 

Quindi, in tutto il mondo credo che ci sia un lavoro da fare per poter migliorare il diritto alle lingue straniere. In Europa sembra che molti passi avanti siano stati fatti negli ultimi anni/decenni...e in Brasile?

domenica, febbraio 01, 2009

Relazioni diplomatiche


Già, non posso non parlare di questo fatto, o almeno farne menzione, visto che, lo ammetto, io stessa non riesco a farmi un'idea della cosa.

Da qualche settimana ormai si sente parlare ogni giorno del caso Cesare Battisti, un italiano accusato di aver ucciso quattro persone e che dal 2007 si trova nelle prigioni Brasiliane.

A quanto pare, Cesare Battisti era un carcerato italiano che, negli anni '70, uscito dal carcere, è diventato militante del PAC (Proletari Armati per il Comunismo) commettendo 3 omicidi e ordinandone un quarto. Per questi reati, nel 1994, è stato condannato all'ergastolo dalla Giustizia italiana. Per sfuggire alla pena, Battisti è scappato prima in Francia, dove, sotto il governo Mitterand, gli è stato concesso l'asilo politico e, nel 2004, si è nascosto in Brasile. Nel 2007 è stato arrestato dalle autorità a Rio e in seguito è stato trsferito in un penitenziario a Brasilia. Quando, nel novembre 2008, l'Italia ha richiesto la sua estradizione, Battisti ha richiesto al Governo brasiliano l'asilo politico, che gli è stato concesso il 13 gennaio 2009 dal ministro della Giustizia, Genro Tarso. A questo punto l'ex-attivista politico italiano ha richiesto la scarcerazione e il suo caso sarà affrontato a partire da domani al STF (Supremo Tribunal Federal).

Questi sono i fatti visti in modo abbastanza obiettivo. Ora, da una parte abbiamo l'Italia che esige l'estradizione di Battisti, il quale dovrebbe scontare la pena che gli è stata inflitta in patria. Dall'altra parte, abbiamo un governo brasiliano di sinistra che vuole difendere Battisti da un regime carcerario di tortura (secondo Tarso).

Per non concedere l'estradizione, secondo un articolo di Mino Carta apparso sulla rivista brasiliana CartaCapital, Tarso presenta due motivi: 1) Battisti è stato condannato senza aver avuto la possibilità di difendersi (secondo la FolhaOnline i suoi avvocati di fiducia sono stati arrestati prima del processo), ed è stato condannato in un momento politico "di eccezione" e, per questo, in una situazione delicata e radicale; 2) Se Battisti tornasse in Italia, si crede che possa essere sottoposto a tortura ed essere quindi in pericolo di vita.

Logicamente, presentando queste come ragioni per non concedere l'estradizione politica, Tarso sta duramente criticando il sistema italiano che, sembra, non offre ai cittadini la possibilità di difendersi e aggredisce coloro considerati colpevoli con torture. A questo punto non era possibile per l'Italia zittirsi: doveva logicamente difendersi. E tutti hanno detto la loro: Napolitano ha scritto a Lula, Fini ha scritto a Arlindo Chinaglia, Frattini in qualità di ministro degli Affari Esteri ha convocato Celso Amorim, ma anche Berlusconi, La Russa e molti altri hanno detto la loro. La reazione italiana è stata di stupore, amarezza, offesa e insistenza. Inizialmente, presi alla sprovvista dalle dure critiche di Tarso, in seguito amareggiati e offesi si sono rivoltati contro le critiche, e infine hanno deciso di non indietreggiare e continuare ad esigere l'estradizione. E per questo sono stati presi duri provvedimenti: l'ambasciatore italiano in Brasile, Valentise, è stato richiamato a Roma; Berlusconi ha cancellato il suo viaggio in Brasile previsto per marzo; La Russa insisteva a cancellare l'amichevole Italia-Brasile che avverrà a Londra il 10 febbraio.

Per tutta risposta, il Brasile si è irrigidito nella sua posizione che, se all'inizio era difesa quasi unicamente dal ministro della Giustizia, ha in seguito raccolto l'appoggio di molte figure politiche, di cultura, e addirittura associazioni italiane.

Ed è così che, per mancanza di relazioni VERAMENTE diplomatiche, è da settimane che la situazione non si smuove. Come ha dichiarato D'Alema a Spazio Severgnini su Sky Tg24, credo che, a prescindere da quanto sia giusta l'estradizione di Battisti, la cosa non è stata gestita nel migliore dei modi, anzi, è stata gestita in modo tutt'altro che diplomatico. E se D'Alema dava la colpa alla Farnesina, io invece mi sentirei di dare la colpa ad entrambi i Paesi ed entrambi i governi. Prima di tutto, la critica di Genro alla politica italiana potrebbe non essere completamente sbagliata, ma senz'altro è stata troppo dura e indeguata alla situazione. L'irrigidirsi dell'Italia nella sua posizione e il successivo irrigidirsi del Brasile non hanno certo contribuito a un miglioramento della situazione.

Comunque si svolga la cosa, uno dei due paesi ci rimetterà quanto a credibilità e capacità di gestione di affari internazionali sul piano mondiale. C'è solo da aspettare per vedere a chi toccherà...