sabato, gennaio 30, 2010

Navi in Bottiglia


L'ospite

Strano, no? Vado a New York e questo amico insiste per prestarmi casa. Lui è un matematico e se ne sta fuori tre mesi, per insegnare a Londra. Alla fine accetto, vado e mi insedio a casa sua. E' carina, accogliente, nel Village, vicino al fiume. Poi succede.

Il quinto giorno apro l'armadio e, non so dire perché, mi infilo una sua camicia. Abbiamo la stessa taglia. La camicia è a quadretti, mai portata una, ma mi ci sento bene. La ragazza con cui esco mi dice che mi dona. Il giorno dopo ho addosso anche un suo abito scuro, con le sue Nike nere. E, questo è davvero curioso, parlo inglese in modo fluente, senza strafalcioni.

Ma è dopo due settimane che mi scopro a fare calcoli rapidissimi, so risolvere equazioni, disegno la curva di Wibbs e azzero la quadrifalce secondo il logaritmo forzato. Oddio. Comincio a provare un forte interesse per gli uomini (il mio amico è gay) e vivo la mia prima esperienza con un barista di Chelsea.

Ieri mi sono buttato dal ponte di Brooklyn. Indossavo una tuta blu e avevo con me un trattato di trigonomefolia. Chi avrebbe mai immaginato che il mio caro amico voleva ammazzarmi?

(13 gennaio 2010)

"Navi in Bottiglia" si potrebbe dire "il mio libro preferito che non ho mai letto". Non l'ho mai letto non perché non abbia mai avuto l'interesse di comprarlo, ma perché da quando l'ho scoperto era già esaurito nelle librerie e, fino adesso, non è mai stato ristampato. Per fortuna Gabriele Romagnoli tiene una rubrica su Repubblica.it, che prende il nome, appunto, dal suo libro. Tempo fa, la seguivo sempre...da un paio d'anni, invece, non la leggevo più. Navigando sulla rete l'ho finalmente ritrovata.
So che per gli studenti di italiano L2 non è una lettura proprio facile: il vocabolario a volte è un po'sofisticato e i temi a volte sono molto legati all'attualità italiana. Però si tratta di letture brevi, ideali per chi vuole "praticare" l'italiano in modo non troppo impegnativo.
E non occorre comprare il libro: la rubrica si può leggere gratis sul sito.

domenica, gennaio 17, 2010

Musica

Qui in Brasile è difficile trovare qualcuno che non conosca almeno le canzoni classiche della musica italiana (Peppino di Capri, Rita Pavone, Gigliola Cinguetti, Domenico Modugno). Queste, in genere, costituiscono quel repertorio a cui i miei studenti si riferiscono - in modo più o meno scherzoso - con il nome di "Cafona Italia".

Per chi fosse interessato a questo repertorio di musica italiana indico il sito italiasempre.com, su cui si possono ascoltare tanto le canzoni poù famose, come quelle un po'meno famose. Il sito, infatti, contiene la bellezza di 1440 canzoni, ascoltabili ma non scaricabili.

Spesso, però, i miei studenti sembrano essere stanchi di ascoltare Cafona Italia, e vorrebbero invece sapere cosa si ascolta in Italia adesso. Vivendo fuori dall'Italia, anche per me non è facilissimo cercare di mantenermi attualizzata, e così suggerisco ai miei studenti di ascoltare alcune radio italiane. La più indicata per la musica italiana è senz'altro RadioItalia, che trasmette un mix di canzoni attuali a canzoni più classiche, tutte rigorosamente italiane.
Il video e la canzone riportati qui sopra sono stati creati subito dopo il terremoto del 2009 a L'Aquila, e vedono un po' tutti i cantanti contemporanei impegnati in una nobile causa.

domenica, dicembre 27, 2009

Quando le parole sono un problema


Spesso ho sentito dire che la lingua è affascinante perché ci permette di comunicare. La lingua, quindi, può essere vista come soluzione. Molte persone imparano molte lingue per avere la possibilità di esprimersi nei più vari contesti, riuscire a comunicare, farsi capire, rendere in parole i propri pensieri, emozioni, sensazioni...
Però molte volte ci si dimentica che la lingua non è LA soluzione, ma semplicemente uno dei tanti elementi che permottono che una comunicazione veramente avvenga. In una situazione comunicativa la lingua può svolgere un ruolo essenziale verso un risultato positivo...ma, se gli altri elementi non cooperano, allora la lingua può non avere effetto, o addirittura essere d'intralcio e impedire la comunicazione.
Fin da piccola conosco l'assurdo personaggio noto come il Signor Veneranda, creato da Marco Manzoni. Attraverso la scrittura e attraverso dialoghi, Marco Manzoni ci mette davanti a situazioni paradossali in cui è proprio la lingua, intesa alla lettera e spoglia di tutte le sfumature comunicative e interpretative su cui siamo sempre abituati a "lavorare" quando comunichiamo, a creare incomprensibilità tra le persone. Il Signor Veneranda, attraverso dialoghi lunghi e esasperanti, ne suo disperato tentativo di comunicare, finisce invece invariabilmente con lo "scomunicarsi" non solo dalla lingua come dalla società. Il tutto in una chiave comicissima, come potete vedere qui:

Il signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa, guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno.
A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.
- È senza chiave? - chiese il signore gridando per farsi sentire.
- Si, sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- E il portone è chiuso? - gridò di nuovo il signore affacciato.
- Si è chiuso - rispose il signor Veneranda.
- Allora le butto la chiave.
- Per fare cosa? - chiese il signor Veneranda.
- Per aprire il portone - rispose il signore affacciato.
- Va bene, - gridò il signor Veneranda - se vuole che apra il portone, butti pure la chiave.
- Ma lei deve entrare?
- Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
- Ma non abita qui lei? - chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.
- Io no - gridò il signor Veneranda.
- E allora perché vuole la chiave?
- Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la pipa, le pare?
- Io non voglio aprire il portone, - gridò il signore affacciato - io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.
- Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? - chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
- Se sono senza chiave si! - rispose il signore affacciato.
- Io sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire - urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.
- Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada - disse il signor Veneranda - se parliamo piano non ci si capisce.
- Ma lei cosa vuole? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, - disse il signor Veneranda - io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?
- Io? Io no... perché dovrei fischiare? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Perché abita in questa casa - disse il signor Veneranda -; l'ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be', ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.
Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.
Se vuoi leggere altri racconti, clicca qui.

domenica, dicembre 13, 2009

Film Italiani


Molti studenti mi chiedono sempre: mi consigli un film italiano da vedere? Adesso che si avvicinano le vacanze, poi, tutti vogliono sapere quali film possono vedere per mantenere il contatto con la lingua durante l'estate...

I titoli che si possono suggerire sono sempre tantissimi, e spaziano dai classici ai film recenti, dai drammi alle commedie, e forse proprio per questo non so mai da dove cominciare. Così, comincio col suggerire dei siti:

Questo mi sembra uno dei migliori siti per sapere le novità. Di solito ogni film è accompagnato da sinossi, commenti e trailer. Si hanno anche notizie su film che hanno vinto premi, o film che ora verranno trasmessi in televisione. Per le novità, c'è sempre il problema che qui in Brasile forse arriveranno tra un anno...forse anche di più...o forse non arriveranno mai. Per i film più vecchi, invece, si può sempre sperare in un Videonoleggio ben fornito...anche questo, non facilissimo. Al massimo, per chi se la cava bene con internet e sa dove cercare, credo che alcuni film non siano difficili da scaricare - consigliabile agli studenti più avanzati perché in questo caso niente sottotitoli.

Film Italia è un sito che presenta le novità, i festival, i film stranieri in Italia. Si tratta più di un sito dove racimolare informazioni e sinossi. Non sempre offrono i trailer dei film (che comunque sono reperibili su youtube in molti casi), ma hanno un ampio database sia di film di successo che di film meno famosi.

Qui in Brasile, è un po'difficile trovare molti film italiani. Però di solito non è difficile trovare i classici del neorealismo (Fellini & Co.), e, tra gli autori più recenti, troviamo Roberto Benigni, Gabriele Salvatores, Franz Ozpetek e Gabriele Muccino. I film che ho trovato senza difficoltà sono:

- La vita è bella (di Roberto Benigni)
- La finestra di fronte (di Franz Ozpetek)
- Mio fratello è figlio unico (di Daniele Luchetti)
- L'ultimo bacio (di Gabriele Muccino)
- Manuale d'Amore (di Giovanni Veronesi)
- Ricordati di me (di Gabriele Muccino)
- Mediterraneo (di Gabriele Salvatores)
- Io non ho paura (di Gabriele Salvatores)
- Pranzo di Ferragosto (di Gianni di Gregorio) - questo l'ho visto al cinema qui in Brasile, dove ha riscosso un discreto successo, quindi immagino che tra poco non sarà difficile trovarlo in DVD.

Mi piacerebbe vedere:
- Vincere (di Marco Bellocchio)
- Fuga dal Call Center (di Federico Rizzo)
- Dieci Inverni (di Valerio Mieli)
- Manuale D'Amore 2 (di Giovanni Veronesi)

martedì, dicembre 08, 2009

Un sito di esercizi online


A volte dimentico perché questo blog è venuto ad esistere. In realtà è nato dall'idea di registrare da qualche parte le lezioni e le esperienze vissute con i miei studenti - all'epoca, studenti di conversazione del Cenex-Fale.
Mantenere il blog con lo stesso proposito è diventato un po'difficile quando ho dovuto rinunciare alla mia professione per trascorrere un anno negli Stati Uniti.
Anche una volta tornata, mentre cercavo di inserirmi di nuovo nel mercato, mi è sembrato difficile mantenere il blog con gli stessi obiettivi e propositi che mi ero prefissata. In fondo, credo che tutte le cose un po'alla volta cambino e si trasformino, e così sembra essere successo anche al mio blog. Dicono che "il tempo passa per tutti" - e per tutto, aggiungerei io.

Ora, l'idea sarebbe di continuare a scrivere in genere sul rapporto Italia-Brasile, ma senza perdere di vista lo studio dell'italiano come L2.

Per questo oggi vengo a scrivere di un sito interessante: quello di Zanichelli.
Spesso i miei studenti mi chiedono idee e suggerimenti di siti che possono aiutarli nello studio della lingua fuori dalle (poche) ore di lezione che abbiamo ogni settimana. Credo che questo sito potrebbe essere di un certo aiuto soprattutto agli studenti principianti.

Nel sito esistono due parti particolarmente interessanti:

Gli esercizi si basano su un metodo specifico, che si chiama Noi (edito da Zanichelli, appunto). Ma anche per coloro che non usano questo metodo nelle loro lezioni, può essere interessante fare gli esercizi, che si dividono in: Vacabolario, Ascolto e Grammatica.

Al contrario da quel che il nome potrebbe suggerire, non si tratta di un blog sulla cultura italiana. In realtà vari argomenti vengono affrontati, dalla musica alla grammatica, dai costumi alle funzioni linguistiche (dire l'ora, per esempio). Il tutto corredato da facili esercizi, spesso costituiti da domande a scelta multipla.
Mi sembra che il punto forte di questo blog sia l'indice facilmente accessibile, localizzato a destra della schermata e organizzato in base agli argomenti.

Questa parte del sito si dedica a studenti più avanzati dato che si occupa più di un'educazione linguistico-letteraria che non della grammatica per un basico dominio della lingua. In questa sezione vengono presentati diversi generi linguistici con le loro caratteristiche - perché, in fin dei conti, un uso appropriato della lingua dipende da una conoscenza dei diversi registri, di come questi si costruiscono e dei contesti in cui è appropriato farne uso.
Consiglio agli studenti brasiliani la parte che tratta della "cronaca". Questo termine è un famoso falso-amico per gli studenti brasiliani: è così simile al termine "crônica", ma definisce un genere testuale completamente diverso.

Infine, per gli insegnanti di italiano, suggerisco la sezione di "materiali per l'insegnante", in cui si trovano diversi articoli relativamente semplici (con esercizi online di comprensione scritta)su temi come storia, geografia e sugli immigrati in Italia e le relazioni interculturali Italia-mondo in genere.

sabato, aprile 25, 2009

i fumetti


Non riesco a credere che da anni tengo questo blog e non ho mai scritto nulla sui fumetti. Com'è possibile? Comunque, meglio tardi che mai. Oggi leggendo la Folha Ilustrada, in prima pagina ho visto un articolo dedicato a due Fumettisti italiani di quelli proprio con la F maiuscola: Hugo Pratt (famoso soprattutto per la serie di Corto Maltese) e Milo Manara (famoso per le sue donne sexy e poco vestite). Secondo l'articolo di Pedro Cirne, finalmente sta per uscire in Brasile "Verão Índio", il secondo fumetto scritto da Hugo Pratt e disegnato da Manara. Il primo, El Gaucho, è uscito in Brasile nel 2006.
Adesso, Hugo Pratt e Milo Manara sono sicuramente grandi nomi del fumetto italiano, insieme a Crepax, per esempio. Però il fumetto italiano offre molto di più, soprattutto se pensiamo alle case editrici come la Sergio Bonelli.
Mio papà fin da piccolo era fanatico sfegatato di Tex, così come tutti suoi amici. Così anch'io sono cresciuta leggendo un po' di Tex e mi sono appassionata alle storie degli Indiani del nordamerica, i Navajos, Aquila della Notta, Kit Carson, etc.
Però il mio fumetto preferito non era Tex. All'inizio era Diabolik, un ladro che, insieme alla moglie Eva, la faceva sempre franca contro l'ispettore Ginko. Un po' mi ricorda il cartone animato di Lupin...
Ad ogni modo, con il passare degli anni, Diabolik non mi prendeva più così tanto. Le storie, a un certo punto, cominciavano a ripetersi un po' troppo. Ed è così che ho scoperto il mio fumetto preferito in assoluto: Dylan Dog, l'investigatore dell'incubo. Dylan Dog, investigatore di Londra sempre senza soldi (ma che sopravvive), si dedica ai casi più insoliti che spesso hanno a che fare con fenomeni paranormali, spettri del passato, fantasmi, extraterrestri, perversità dell'animo umano.
Per un periodo ho letto un po'di Martin Mystére, anche questo molto interessante, ma non mi ha mai affascinata come Dylan Dog.
Un po'alla volta ho cominciato anche a conoscere Julia, la criminologa di New York, e devo dire che anche lei mi piace come personaggio.
Come potete vedere dal sito dell Sergio Bonelli, i fumetti sono tantissimi, e spaziano dal far west alla fantascienza, da New York a Londra, da eroi muscolosi e stereotipati a personaggi astuti e intelligenti...insomma, ce n'è per tutti i gusti!

mercoledì, aprile 22, 2009

L'indecenza

Dopo più di un mese di silenzio, eccomi di nuovo qui. Non dico che non siano successe cose interessanti in questi giorni, e non sia successo qualcosa di importante tra Italia e Brasile. Però, più che parlare dell'Italia in Brasile o del Brasile in Italia, questa volta mi dedico a parlare di un libro: L'indecenza, di Elvira Seminara.
Per me leggerlo è stato particolarmente importante: ero in uno di quei periodi in cui niente mi affascinava, leggevo qualche capitolo di un libro, poi passavo a un altro, un paio di pagine qui, un paio lì. Elvira Seminara è invece riuscita a conquistarmi come non succedeva da tempo.
Il libro parla di una famiglia borghese, marito e moglie, il cui rapporto non è più quello di un tempo: qualcosa è successo, qualcosa si è rotto, un silenzio ha avvolto un po' alla volta tutti e due. Forse per risolvere il problema, per alleviare lo stress che grava soprattutto sulla moglie, decidono di prendere un colf. La ragazza è giovane, 19 anni, alta, bella, due bionde trecce bionde e due occhi azzurri come il cielo. Con la sua serenità, la sua timidezza, la sua generosità, spensieratezza e innocenza riesce subito a conquistarsi l'amore e la stima della famiglia. Ben presto i coniugi cominciano a riferirsi a lei come "la Bambina", forse venuta a cicatrizzare le ferite, a dare speranza, a colmare il vuoto, restaurare i cocci. Però, insieme alla serenità portata dalla Bambina, altre cose cominciano a prender vita: il giardino cresce, si muove, attacca la casa che un po'alla volta cede, respira affannata, cambia, si trasforma, ospita vite inquietanti di insetti e animali. Anche l'Etna ribolle, copre di fuligine la città. Tutto comincia prendere vita, ma in modo inquietante, terribile e sinistro, un'inquietudine che si riflette sulla protagonista, sul suo modo di vedere le cose, sul suo compartamento, i suoi sentimenti e infine le sue azioni.
Il libro è scritto in modo delizioso, Elvira Seminara ci prende e ci accopagna in un viaggio inquietante da cui non riusciamo a staccarci.
Allo stesso tempo che il libro è estremamente soggettivo, si affrontano temi sociali come il matrimonio, l'immigrazione, le ragazze che vengono dall'est in cerca di una vita migliore che non sempre trovano.
Per me si è trattato di un libro particolarmente rivelatore, avendo io stessa vissuto come immigrata e quasi-colf (ragazza alla pari, dicono) per un anno negli Stati Uniti.
Anche se non parla direttamente del Brasile, sicuramente questa è l'esperienza di molte brasiliane che si sono recate in Italia alla ricerca di un lavoro, un migliore stile di vita. Ma soprattutto è un racconto di vita, la vita così com'è, con le sue gioie, le sue tristezze e le sue perversità.

mercoledì, marzo 11, 2009

Il diritto alle lingue straniere

Anche oggi fuggo un po' dal rapporto Italia-Brasile (non che non ci sia niente da scrivere a riguardo, anzi, ma la notizia che mi ha interessata di più ultimamente è un'altra). 

"Anni fa un volenteroso linguista americano intervistò parecchi italiani. "Sai l'inglese?", chiedeva. In maggioranza gli risposero candidamente: "No, l'ho studiato a scuola"", così scrive Tullio De Mauro in un suo articolo su Internazionale. Le cose, però, secondo il famoso linguista italiano, sembrano essere cambiate e aver preso un'altra piega da allora. In meglio. Sembra che il 59% degli italiani ora sappia almeno una lingua straniera. Di solito si tratta dell'inglese (29%) seguito dal francese, con il 14%. Sul mercato sembra che anche Russo e Tedesco siano parecchio quotati.

Ma come fanno gli italiani a sapere le lingue? dove le imparano? il 24% le impara alla scuola primaria, e il 59% invece le impara alle scuole superiori (cioè il segundo-grau brasiliano). Facendo due conti, questo significa che l'83% degli italiani impara le lingue a scuola.

Cosa verrebbe fuori se si facesse il sondaggio in Brasile? Quanti potrebbero dire di aver imparato l'inglese a scuola? Sicuramente non molti, e lo dico per esperienza personale: ho a che fare con ragazzi che stanno per diplomarsi al segundo grau e non sanno quasi niente di inglese (non hanno strumenti basici per leggere un breve testo, per esempio). Come mai? Perché il diritto alle lingue straniere qui in Brasile non è una necessità, ma un "optional" che solo la classe media può permettersi - pagando caro nei corsi privati (e quanto questi corsi valgano quello che chiedono è un argomento che in sé può dare luogo a lunghe discussioni)? È giusto? 

Un'altra cosa: a cosa serve sapere le lingue straniere? Credo che forse questa sia la domanda che merita una risposta prima di qualunque altra. Io avrei una lista infinita di motivi, ma principalmente credo che l'apprendimento di lingue straniere aiuti lo studente a capire meglio la linguistica, le diversità tra lingue e culture, ad avere un percezione più chiara di sé stesso attraverso il contrasto con quello che viene da fuori, ad avere una coscienza più profonda che gli faccia vedere le cose sotto una prospettiva più critica. Ma non solo: lo studente impara cose su un mondo che è quello in cui vive e che dovrebbe (forse) voler conoscere ed esplorare. E infine, una lingua straniera può aiutare nel mondo del lavoro, può aiutare nello studio, nella carriera. 

A proposito di studio, sempre secondo De Mauro, gli studenti che vanno a studiare all'estero (in Italia, ma anche nel resto del mondo) è in continuo aumento. È naturale che, per avere accesso a una simile opportunità, bisogna sapere le lingue. 

Quindi, in tutto il mondo credo che ci sia un lavoro da fare per poter migliorare il diritto alle lingue straniere. In Europa sembra che molti passi avanti siano stati fatti negli ultimi anni/decenni...e in Brasile?

domenica, febbraio 01, 2009

Relazioni diplomatiche


Già, non posso non parlare di questo fatto, o almeno farne menzione, visto che, lo ammetto, io stessa non riesco a farmi un'idea della cosa.

Da qualche settimana ormai si sente parlare ogni giorno del caso Cesare Battisti, un italiano accusato di aver ucciso quattro persone e che dal 2007 si trova nelle prigioni Brasiliane.

A quanto pare, Cesare Battisti era un carcerato italiano che, negli anni '70, uscito dal carcere, è diventato militante del PAC (Proletari Armati per il Comunismo) commettendo 3 omicidi e ordinandone un quarto. Per questi reati, nel 1994, è stato condannato all'ergastolo dalla Giustizia italiana. Per sfuggire alla pena, Battisti è scappato prima in Francia, dove, sotto il governo Mitterand, gli è stato concesso l'asilo politico e, nel 2004, si è nascosto in Brasile. Nel 2007 è stato arrestato dalle autorità a Rio e in seguito è stato trsferito in un penitenziario a Brasilia. Quando, nel novembre 2008, l'Italia ha richiesto la sua estradizione, Battisti ha richiesto al Governo brasiliano l'asilo politico, che gli è stato concesso il 13 gennaio 2009 dal ministro della Giustizia, Genro Tarso. A questo punto l'ex-attivista politico italiano ha richiesto la scarcerazione e il suo caso sarà affrontato a partire da domani al STF (Supremo Tribunal Federal).

Questi sono i fatti visti in modo abbastanza obiettivo. Ora, da una parte abbiamo l'Italia che esige l'estradizione di Battisti, il quale dovrebbe scontare la pena che gli è stata inflitta in patria. Dall'altra parte, abbiamo un governo brasiliano di sinistra che vuole difendere Battisti da un regime carcerario di tortura (secondo Tarso).

Per non concedere l'estradizione, secondo un articolo di Mino Carta apparso sulla rivista brasiliana CartaCapitalTarso presenta due motivi: 1) Battisti è stato condannato senza aver avuto la possibilità di difendersi (secondo la FolhaOnline i suoi avvocati di fiducia sono stati arrestati prima del processo), ed è stato condannato in un momento politico "di eccezione" e, per questo, in una situazione delicata e radicale; 2) Se Battisti tornasse in Italia, si crede che possa essere sottoposto a tortura ed essere quindi in pericolo di vita.

Logicamente, presentando queste come ragioni per non concedere l'estradizione politica, Tarso sta duramente criticando il sistema italiano che, sembra, non offre ai cittadini la possibilità di difendersi e aggredisce coloro considerati colpevoli con torture. A questo punto non era possibile per l'Italia zittirsi: doveva logicamente difendersi. E tutti hanno detto la loro: Napolitano ha scritto a Lula, Fini ha scritto a Arlindo Chinaglia, Frattini in qualità di ministro degli Affari Esteri ha convocato Celso Amorim, ma anche Berlusconi, La Russa e molti altri hanno detto la loro. La reazione italiana è stata di stupore, amarezza, offesa e insistenza. Inizialmente, presi alla sprovvista dalle dure critiche di Tarso, in seguito amareggiati e offesi si sono rivoltati contro le critiche, e infine hanno deciso di non indietreggiare e continuare ad esigere l'estradizione. E per questo sono stati presi duri provvedimenti: l'ambasciatore italiano in Brasile, Valentise, è stato richiamato a Roma; Berlusconi ha cancellato il suo viaggio in Brasile previsto per marzo; La Russa insisteva a cancellare l'amichevole Italia-Brasile che avverrà a Londra il 10 febbraio.

Per tutta risposta, il Brasile si è irrigidito nella sua posizione che, se all'inizio era difesa quasi unicamente dal ministro della Giustizia, ha in seguito raccolto l'appoggio di molte figure politiche, di cultura, e addirittura associazioni italiane.

Ed è così che, per mancanza di relazioni VERAMENTE diplomatiche, è da settimane che la situazione non si smuove. Come ha dichiarato D'Alema a Spazio Severgnini su Sky Tg24, credo che, a prescindere da quanto sia giusta l'estradizione di Battisti, la cosa non è stata gestita nel migliore dei modi, anzi, è stata gestita in modo tutt'altro che diplomatico. E se D'Alema dava la colpa alla Farnesina, io invece mi sentirei di dare la colpa ad entrambi i Paesi ed entrambi i governi. Prima di tutto, la critica di Genro alla politica italiana potrebbe non essere completamente sbagliata, ma senz'altro è stata troppo dura e indeguata alla situazione. L'irrigidirsi dell'Italia nella sua posizione e il successivo irrigidirsi del Brasile non hanno certo contribuito a un miglioramento della situazione.

Comunque si svolga la cosa, uno dei due paesi ci rimetterà quanto a credibilità e capacità di gestione di affari internazionali sul piano mondiale. C'è solo da aspettare per vedere a chi toccherà...

martedì, gennaio 27, 2009

Moravia in Brasile

Questo fine settimana finalmente mi sono imbattuta in una notizia di cui vale veramente la pena parlare.

Partendo dalla sua tesi di Mestrado "O Brasil nos relatos de Jornalistas Italianos" (che, credo, in Italia corrisponde alla Specialistica, o, col nuovo ordinamento, la Magistrale), Adriana Marcolini, della USP, ha pubblicato sul quotidiano "Paulista" Folha de Sao Paulo le traduzioni di alcuni articoli di Alberto Moravia. 

Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle, è stato un grade scrittore e giornalista italiano del XX secolo. Nato nel 1907, già nel 1925 esordì con il suo primo romanzo, Gli indifferenti, pubblicato a proprie spese. Subito si rivelò un grande successo e fu ben accolto dalla critica. Non essendo ben visto dal fascismo, negli seguenti pubblicò alcuni racconti allegorici e si trasferì per un periodo negli Stati Uniti, dove tenne alcune conferenze alla Columbia University di New York. Più tardi ritornò in Italia dove prese a collaborare con alcuni giornali: inizialmente La Stampa, e in seguito Il Corriere della Sera. Ed è proprio in qualità di corrispondente del Corriere della Sera che Alberto Moravia ha riscosso l'interesse di Adriana Marcolini. Infatti, dalla Liberazione (1945), Moravia scrive per il nfamoso quotidiano milanese, dove vengono pubblicati i racconti e le impressioni dei suoi viaggi in giro per il mondo.

Nel 1960, probabilmente in occasione dell'inaugurazione di Brasilia, Moravia si reca in Brasile, e lo conosce da cima a fondo: Brasilia, Rio, Salvador, Recife, Belo Horizonte e Minas Gerais. Su tutto ciò che vede e visita, Moravia ha qualcosa da dire.

Al vedere Brasilia, non riesce a comprendere l'architettura modernista di Niemeyer, davanti a cui ci si sente come "piccoli abitanti di Lilliput". Si sente sovrastato dal cemento, dall'asfalto, dalla grandiosa modernità della nuovissima capitale brasiliana. A Salvador lo colpiscono le differenze razziali, le numerosissime chiese al cui interno ci si sente sovrastati dalla quantità d'oro e ricchezze. A Ouro Preto sente una fortissima carica di umanismo legato alla religione. Le chiese, secondo lo scrittore italiano, celebrano l'essere umano, la brama di ricchezza, l'austerità ma anche la sensualità che regnavano in una terra scoperta dai bandeirantes esploratori. E allo stesso tempo si respira la pesantezza di una regione dove moltissimi indios e schiavi africani hanno perso la vita. Una terra ricca di contrasti, dunque, ecco cosa sembra essere il Brasile per Moravia. Ma non è tutto qui...

È senz'altro interessante vedere le principali città brasiliane con uno sguardo italiano degli anni '60.

martedì, gennaio 13, 2009

L' Italia vista dagli altri


Pur sapendo che il nome di questo blog dovrebbe richiamare al rapporto Italia-Brasile, per questa volta si fa uno strappo per parlare invece del rapporto Italia-USA (avendo trascorso un anno a Washington, mi sembra comprensibile).
Ho letto di recente un' intervista all' ambasciatore americano in Italia: Ronald P. Spogli. Nell' intervista, un po' propagandistica di quegli stereotipi (e nn per questo falsi, anzi) legati alle attrazioni turistiche, alle bellezze nascoste e sparse per tutto il territorio italiano, Spogli ha anche fatto alcune critiche. Certo, dell'Italia non si può parlar male, perché l'Italia è bella...l'unico problema - sembra - sono gli italiani. L'ambasciatore americano, discendente umbro, critica la mancanza di comunicazione e dialogo fra le istituzioni e le varie aree in cui l'Italia eccelle. Ovvero, Spogli dichiara che l'Italia, in molti campi, si distingue moltissimo per i suoi risultati (basti pensare a design, arte, cucina, vini, motori, IT), ma manca un dialogo tra la ricerca e l'industria, tra l'università e le imprese.
Nonostante ciò, se da una parte gli Italiani guardano agli Americani con ammirazione, d'altra parte gli Americani nutrono una certa ammirazione per l'Italia (e, si faccia attenzione, non ho detto per gli Italiani) e ci vanno volentieri per studio - sì, nelle università Americane sempre più presenti in Italia, quasi a corroborare il fatto che l'Italia di per sé è bella e ammirevole, ma gli Italiani... E infatti, gli Americani trascorrono volentieri le loro vacanze in Italia, magari anche per praticare un po' l'italiano che imparano a scuola o all'università (sembra che sia la quarta lingua straniera più studiata negli USA).
Ed è quindi sempre l'Italia, con i suoi sapori, i suoi vini, la sua arte (50% del patrimonio mondiale, fa notare l'ambasciatore), la sua storia ad accattivare gli stranieri...e il ruolo degli italiani?

domenica, dicembre 21, 2008

Anche le parole hanno un'identità...e possono forse perderla?

Oggi, in una società così multiculturale, dove i confini tra le nazioni sono diventati così sottili, dove le distanze si vanno via via ridimensionando, dove andare a vivere all'estero non è più nulla di così eccezionale, si sente spesso parlare di identità. L'identità di quelli che, per esempio, hanno più di una patria, più di una paese, più di una lingua...e che forse, proprio per questo, non si riconoscono come appartenenti a nessuna nazione. 
Allo stesso tempo in cui il mondo si globalizza e i confini tra lingue, culture e paesi si assottigliano, abbiamo dall'altra parte quel fenomeno di glocalizzazione che ci rende così patrioti e gelosi del nostro patrimonio nazionale, culturale e linguistico. 
Prendendo come esempio la lingua, anzi, il suo lessico, le parole che la costituiscono, si possono facilmente individuare processi sia di glocalizzazione che di globalizzazione.
Un esempio di glocalizzazione sta nelle continue proteste e dibattiti sul tema dell'entrata massiva di inglesismi nell'italiano di oggi. Una delle manifestazioni di questo dibattito è l'iniziativa della Dante Alighieri, che, in un suo sondaggio di settembre, ha chiesto agli italiani e agli amanti della lingua italiana quali fossero gli inglesismi più inopportuni nell'uso dell'italiano. Come riporta Alessandro Masi nel suo articolo apparso su ItaliaOggi il 12 Settembre, sembra che tra i più sgraditi ci siano parole diffusissime nel liguaggio colloquiale, come "week end" e "ok", e parole più ristrette a certi settori come "welfare", "briefing", "devolution". Logicamente il sondaggio stesso è stato in un certo senso concepito proprio a partire da un punto di vista critico verso questi "intrusi" che contaminano la purezza della lingua italiana. È su questo punto che gli italiani si uniscono in difesa del proprio patrimonio, della propia lingua, della propria identità linguistica che li rende unici. Con questo non voglio criticare la censura agli inglesismi e tantomeno dire che il problema degli inglesismi non esiste e che non debba parlarsene. Anzi, credo che questi dibattiti si stiano dimostrando un'ottima medicina: le persone prendono coscienza del problema e decidono da quale parte schierarsi - e, da quel che ho visto, qui sembra prendere piede il processo della glocalizzazione.
Un esempio di globalizzazione invece sta, ironicamente, nella diffusione degli italianismi all'estero. In occasione della realizzazione del Dizionario degli italianismi nel mondo, a cura dei linguisti Luca Serianni, Lucilla Pizzoli e Leonardo Rossi, La Dante ha indetto un altro sondaggio: Dieci parole italiane per le lingue d'Europa. Attraverso il sondaggio, che chiedeva agli internauti di votare, in una lista di 100 italianismi, i 10 che fossero considerati i più importanti storicamente e culturalmente, si è scoperto che al primo posto come italianismo diffuso in Europa sta la parola "pizza", seguita da altre come "spaghetti", "capuccino", "espresso" "mozzarella" etc. Il sondaggio, tradotto in 23 lingue europee, ha riscosso un grande successo, con più di un milione di voti solo nei primi quattro giorni.
Adesso, il fatto che una parola italiana varchi i confini territoriali e linguistici dell'Italia per entrare in altre lingue, ci dimostra la capacità che l'Italia ha (o, considerando i tempi che corrono, ha avuto) di esportare la propria immagine, la propria cultura e la propria identità all'estero. E questo, a mio avviso, costituisce uno dei pilastri della globalizzazione.
Alla questione degli Italianismi è stato dedicato uno spazio nella trasmissione radiofonica Fahrenheit, in cui, oltre a parlarsi del sondaggio e del nuovo dizionario che arriverà sugli scaffali entro il 2010, si è discusso dell'immagine dell'Italia all'estero e dell'identità dei vecchi e nuovi emigrati Italiani. Ospite del programma era il famoso Beppe Severgnini (di cui sono una fan fin dai tempi in cui scriveva su Qui Touring), italiano di mondo che tiene la rubrica "Italians" sul Corriere della Sera. Severgnini, che ha appena pubblicato il libro Italians: il giro del mondo in 80 pizze, sembra soddisfatto dell'immagine seria e positiva che l'emigrato italiano di oggi sta diffondendo in tutto il mondo.
Certo, l'ironia dell'intera situazione è lampante. Da una parte si dice no agli inglesismi "invasori", dall'altra si è orgogliosi di esportare italianismi, e infine, per parlare di questo orgoglio dell'identità italiana, si invita l'autore di una  rubrica intitolata Italians (sbaglio, o è un anglicismo?). La cosa senz'altro può lasciarci perplessi. E con questo non intendo dire che l'influenza degli italianismi nel mondo sia della stessa portata di quella degli inglesismi. È chiaro che si tratta di due fenomeni diversi. Tuttavia non si può non notare una certa "incoerenza", che magari potrebbe trovare una spiegazione nella questione identitaria.
Sì, e qui non voglio parlare solo dei valori che costituiscono l'identità degli individui, ma dell'identità delle parole. Già, perché un "prestito linguistico" si trova nella stessa situazione di un Italiano all'estero da molti anni, di un figlio di una famiglia multilingue e multiculturale. Cioè, pur appartenendo a entrambe le lingue, in realtà non fa parte di nessuna. Nello spostarsi da una lingua all'altra, il prestito cambia fuori, dal punto di vista del significante (suono, grafia), e cambia anche dentro, dal punto di vista del significato che porta. Le parole possono forse subire questo processo di transito tra lingue così come lo vive una persona? Se così fosse, mi sembrerebbe naturale che un italiano all'estero si definisca attraverso un prestito linguistico (Italians), visto che per questo individuo dovrà senz'altro essere difficile definirsi secondo una lingua con cui non riesce (più) a identificarsi al 100%. E, se le parole possono sentirsi spaesate e possono attraversare crisi identitarie, mi viene da chiedermi quale carica culturale e identitaria possieda un inglesismo che invade l'italiano? E un italianismo che invade l'inglese, il francese, il tedesco, il portoghese? Purtroppo, ponendomi queste domande, non posso fare a meno di immaginare un Americano che si trasferisce in Toscana e un Italiano che va in California. L'Americano che si trasferisce in Toscana ama l'Italia e si fa contagiare dalla sua bellezza....si trasferisce nn per portare la sua cultura in Toscana ma per entrare nella (e far parte della) cultura italiana. L'italiano che si trasferisce in California, invece, sicuramente continua ad andare in cerca della pasta Barilla, del caffé Lavazza, della Mozzarella di Bufala, dell'Olio extravergine toscano, del vino, della pizza buona e criticherà Starbucks, Pizza Hut e i fast food... Ma allora chi sta invadendo la cultura di chi? Chi rappresenta un vero pericolo? mmmm...ci sarebbe da pensarci...

venerdì, marzo 14, 2008

Il Museo della Lingua Italiana


Incredibile ma vero, l`Italia ancora non puo` vantare un Museo della Lingua Italiana. Ho avuto occasione, nel luglio dell`anno scorso, di visitare il "Museu da Lingua Portuguesa" a San Paolo, ed e` stata un`esperienza magnifica. Il museo sa senz`altro attrarre l`attenzione. Anche se si trova in un edificio relativamente antico, all`interno e` dotato di apparecchi moderni, filmati, giochi interattivi, film, colori sgargianti e stanze buie che sanno interessare e divertire grandi e piccoli. Non avevo mai pensato se in Italia esistesse niente di simile, e solo al ricevere questa notizia da La Dante mi sono resa conto del fatto. Com'e`possiile che in Italia non esista un museo che documenti la storia e lèvoluzione dell'Italiano scritto, orale, trasmesso? Ad ogni modo ci consoliamo sapendo che un museo di questo tipo sara' inaugurato nel 2011. Nel frattempo, ad ogni modo, ci sono state delle mostre che hanno trattato della lingua, e io le definirei un po`come dei tentativi per sondare l'interesse degli italiani (e non) in una simile iniziativa. Sembra che la mostra organizzata da Luca Serianni (famoso linguista italiano) nella Galleria degli Uffizi (inaugurata nel 2003 e conclusasi nel 2004) sia stato un grande successo. Anche la mostra che si e`tenuta per un paio di mesi del 2005 a Zurigo sembra essere stata ben ricevuta. Tutto questo, senz'altro ha dato le basi per lo sviluppo di un vero e proprio museo permanente che racconti la storia dell'italiano dagli albori ad oggi attraverso filmati, trasmissioni radio, poesie, romanzi, grandi autori, grandi conduttori e soprattutto molto materiale interattivo (giochi, attivita' etc.). Credo che il risultato si avvicinera' a quello gia'raggiunto dal Museu da Lingua Portuguesa.

lunedì, marzo 10, 2008

Chi sono gli “italo-veneti-brasiliani”?


E` uscito nella rivista "Veneti nel Mondo" un articolo su questi curiosi personaggi: gli "italo-veneti-brasiliani". L`articolo, piu` che alla popolazione brasiliana, sembra scritto proprio per gli italiani. Infatti, e` risaputo che in Italia (ma non solo in Italia) si sa ben poco sul Brasile e le immagini che si hanno del Brasile sono sempre quelle: samba, carnevale, spiaggia, caipirinhas, palme, relax, caldo, mulatte...insomma, sempre quelle. Pero` il Brasile va molto, molto oltre la costa, il relax e le mulatte. La popolazione brasiliana e` costituita da moltissime nazionalita` che insieme hanno lavorato e cooperato per costruire quel Brasile che conosciamo noi, che ci abbiamo vissuto (e che non e` l`immagine che di solito viene trasmessa all`estero). Tra le varie nazionalita`, sono di spicco, soprattutto al sud, gli italiani, e piu` precisamente, quegli italiani venuti dal Veneto (tant`e` che al sud si parla il Talian, una mescolanza di portoghese e dialetto veneto). E nell`articolo di Giorgia Miazzo si parla` precisamente di questa regione, delle sue tradizioni e dell`identita` della popolazione che la abita. La descrizione degli "italo-veneti-brasiliani" per gli italiani dal punto di vista di un`italiana che ci ha vissuto insieme. Io consiglio di darci un`occhiata...

lunedì, dicembre 17, 2007

Le italiane piu` cantate nel mondo

La Societa` Dante Alighieri ha da poco (questo autunno) concluso un sondaggio in cui si chiedeva quale canzone italiana fosse piu` cantata all`estero. Secondo voi quale potrebbe essere? Io mi ricordo che proprio durante il semestre scorso la canzone che ha vinto il sondaggio e` stata portata in classe e presentatta a tutti da una studente, che inoltre ci ha riferito che questa canzone ha accolto la nazionale di calcio al ritorno dai mondiali in Germania. Curiosi di sapere di quale canzone si tratta? Bene, la risposta e`: Azzurro, preferita nella versione cantata da Adriano Celentano (vedi video). Al secondo posto c`e` "Volare/ Nel blu dipinto di blu" di Modugno e poi seguono moltissime altre, alcune degli anni `60, altre dell`ultima estate.
L`articolo sul sondaggio e` stao pubblicato da Repubblica. Vi consiglio di darci un`occhiata, cosi` leggete titoli di alcune canzoni che potrebero interessarvi e che potreste in qualche modo procurarvi...:)
Vi ricordo inoltre che, per chi volesse ascoltare canzoni italiane vecchie e nuove, si puo` sempre fare un saltino sul sito di RadioItalia (solo musica italiana).

martedì, novembre 06, 2007

Riviste per i discendenti italiani


Oggi il post ha un carattere piu` informativo: volevo informarvi su alcune riviste rivolte soprattutto ai discendenti italiani in Brasile, ma, in modo piu` generale, a tutti coloro che si interessano dell`Italia, delle sue regioni, della sua storia ma anche della sua attualita`.


La prima "rivista" che volevo segnalarvi e` in formato elettronico e si puo` tranquillamente leggere in internet: si chiama ORIUNDI. E` un`iniziativa davvero interessante, visto che porta informazioni sugli ultimi avvenimenti importanti dell`attualita` italiana, cosi` come delle notizie curiose e interessanti. Inoltre, qui si possono trovare descrizioni e pubblicita` di eventi culturali in Brasile o in Italia, informazioni sulla cittadinanza italiana, notizie sulle associazioni dei discendenti italiani, ricette, informazioni turistiche e molto altro. Il sito e` soprattutto in portoghese, con alcuni articoli in italiano.


Anche la seconda rivista che ho scoperto e` in formato elettronico e si chiama ITALIA-MIX. In questo caso, pero`, l`unico modo per leggerla e` scaricarla sul computer (viene in formato pdf, quindi bisogna avere Adobe installato nel pc). Anche qui ci sono vari articoli sul turismo e le regioni italiane (questo numero parla della Valle d`Aosta), e altri dedicati a questioni di interesse per i discendenti italiani (p. es. la cittadinanza e i modi per conseguirla).


Per ultimo, a Belo Horizonte abbiamo la rivista Lo Stivale, in forma cartacea. Con una piccola contribuzione al Comites, si puo` riceverla a casa...o si puo` ritirarne una copia al Consolato (almeno, io ho fatto cosi` per scoprirla). Anche qui si trovano articoli di turismo, attualita`, ricette, e soprattutto informazioni che riguardano i discendenti italiani di BH (associazioni, eventi, scambi culturali, ecc.).

domenica, novembre 04, 2007

Gli ostacoli del cuore

Questa volta pubblico un post piu` o meno a nome di un mio ex-studente. Da parecchio tempo mi ha parlato di una canzone che gli piace molto: Gli Ostacoli del Cuore, di Elisa e Ligabue. Io non conosco benissimo Elisa, ma sono proprio fan di Ligabue, e so che la canzone ha fatto un certo successo in Italia (e, a quanto pare, anche all`estero). Insomma, godetevi il video ed eccovi qui il testo:


Gli Ostacoli Del Cuore
Elisa

C'è un principio di magia
Fra gli ostacoli del cuore
Che si attacca volentieri
Fra una sera che non muore
E una notte da scartare
Come un pacco di natale

C'è un principio d'ironia
Nel tenere coccolati
I pensieri più segreti
E trovarli già svelati
E a parlare ero io
Sono io che li ho prestati

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose devi meritare
Quante cose da buttare nel viaggio insieme

C'è un principio di energia
Che mi spinge a dondolare
Fra il mio dire ed il mio fare
E sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non vuoi sapere
Quante cose da buttare nel viaggio insieme