martedì, gennaio 27, 2009

Moravia in Brasile

Questo fine settimana finalmente mi sono imbattuta in una notizia di cui vale veramente la pena parlare.

Partendo dalla sua tesi di Mestrado "O Brasil nos relatos de Jornalistas Italianos" (che, credo, in Italia corrisponde alla Specialistica, o, col nuovo ordinamento, la Magistrale), Adriana Marcolini, della USP, ha pubblicato sul quotidiano "Paulista" Folha de Sao Paulo le traduzioni di alcuni articoli di Alberto Moravia. 

Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle, è stato un grade scrittore e giornalista italiano del XX secolo. Nato nel 1907, già nel 1925 esordì con il suo primo romanzo, Gli indifferenti, pubblicato a proprie spese. Subito si rivelò un grande successo e fu ben accolto dalla critica. Non essendo ben visto dal fascismo, negli seguenti pubblicò alcuni racconti allegorici e si trasferì per un periodo negli Stati Uniti, dove tenne alcune conferenze alla Columbia University di New York. Più tardi ritornò in Italia dove prese a collaborare con alcuni giornali: inizialmente La Stampa, e in seguito Il Corriere della Sera. Ed è proprio in qualità di corrispondente del Corriere della Sera che Alberto Moravia ha riscosso l'interesse di Adriana Marcolini. Infatti, dalla Liberazione (1945), Moravia scrive per il nfamoso quotidiano milanese, dove vengono pubblicati i racconti e le impressioni dei suoi viaggi in giro per il mondo.

Nel 1960, probabilmente in occasione dell'inaugurazione di Brasilia, Moravia si reca in Brasile, e lo conosce da cima a fondo: Brasilia, Rio, Salvador, Recife, Belo Horizonte e Minas Gerais. Su tutto ciò che vede e visita, Moravia ha qualcosa da dire.

Al vedere Brasilia, non riesce a comprendere l'architettura modernista di Niemeyer, davanti a cui ci si sente come "piccoli abitanti di Lilliput". Si sente sovrastato dal cemento, dall'asfalto, dalla grandiosa modernità della nuovissima capitale brasiliana. A Salvador lo colpiscono le differenze razziali, le numerosissime chiese al cui interno ci si sente sovrastati dalla quantità d'oro e ricchezze. A Ouro Preto sente una fortissima carica di umanismo legato alla religione. Le chiese, secondo lo scrittore italiano, celebrano l'essere umano, la brama di ricchezza, l'austerità ma anche la sensualità che regnavano in una terra scoperta dai bandeirantes esploratori. E allo stesso tempo si respira la pesantezza di una regione dove moltissimi indios e schiavi africani hanno perso la vita. Una terra ricca di contrasti, dunque, ecco cosa sembra essere il Brasile per Moravia. Ma non è tutto qui...

È senz'altro interessante vedere le principali città brasiliane con uno sguardo italiano degli anni '60.

martedì, gennaio 13, 2009

L' Italia vista dagli altri


Pur sapendo che il nome di questo blog dovrebbe richiamare al rapporto Italia-Brasile, per questa volta si fa uno strappo per parlare invece del rapporto Italia-USA (avendo trascorso un anno a Washington, mi sembra comprensibile).
Ho letto di recente un' intervista all' ambasciatore americano in Italia: Ronald P. Spogli. Nell' intervista, un po' propagandistica di quegli stereotipi (e nn per questo falsi, anzi) legati alle attrazioni turistiche, alle bellezze nascoste e sparse per tutto il territorio italiano, Spogli ha anche fatto alcune critiche. Certo, dell'Italia non si può parlar male, perché l'Italia è bella...l'unico problema - sembra - sono gli italiani. L'ambasciatore americano, discendente umbro, critica la mancanza di comunicazione e dialogo fra le istituzioni e le varie aree in cui l'Italia eccelle. Ovvero, Spogli dichiara che l'Italia, in molti campi, si distingue moltissimo per i suoi risultati (basti pensare a design, arte, cucina, vini, motori, IT), ma manca un dialogo tra la ricerca e l'industria, tra l'università e le imprese.
Nonostante ciò, se da una parte gli Italiani guardano agli Americani con ammirazione, d'altra parte gli Americani nutrono una certa ammirazione per l'Italia (e, si faccia attenzione, non ho detto per gli Italiani) e ci vanno volentieri per studio - sì, nelle università Americane sempre più presenti in Italia, quasi a corroborare il fatto che l'Italia di per sé è bella e ammirevole, ma gli Italiani... E infatti, gli Americani trascorrono volentieri le loro vacanze in Italia, magari anche per praticare un po' l'italiano che imparano a scuola o all'università (sembra che sia la quarta lingua straniera più studiata negli USA).
Ed è quindi sempre l'Italia, con i suoi sapori, i suoi vini, la sua arte (50% del patrimonio mondiale, fa notare l'ambasciatore), la sua storia ad accattivare gli stranieri...e il ruolo degli italiani?

domenica, dicembre 21, 2008

Anche le parole hanno un'identità...e possono forse perderla?

Oggi, in una società così multiculturale, dove i confini tra le nazioni sono diventati così sottili, dove le distanze si vanno via via ridimensionando, dove andare a vivere all'estero non è più nulla di così eccezionale, si sente spesso parlare di identità. L'identità di quelli che, per esempio, hanno più di una patria, più di una paese, più di una lingua...e che forse, proprio per questo, non si riconoscono come appartenenti a nessuna nazione. 
Allo stesso tempo in cui il mondo si globalizza e i confini tra lingue, culture e paesi si assottigliano, abbiamo dall'altra parte quel fenomeno di glocalizzazione che ci rende così patrioti e gelosi del nostro patrimonio nazionale, culturale e linguistico. 
Prendendo come esempio la lingua, anzi, il suo lessico, le parole che la costituiscono, si possono facilmente individuare processi sia di glocalizzazione che di globalizzazione.
Un esempio di glocalizzazione sta nelle continue proteste e dibattiti sul tema dell'entrata massiva di inglesismi nell'italiano di oggi. Una delle manifestazioni di questo dibattito è l'iniziativa della Dante Alighieri, che, in un suo sondaggio di settembre, ha chiesto agli italiani e agli amanti della lingua italiana quali fossero gli inglesismi più inopportuni nell'uso dell'italiano. Come riporta Alessandro Masi nel suo articolo apparso su ItaliaOggi il 12 Settembre, sembra che tra i più sgraditi ci siano parole diffusissime nel liguaggio colloquiale, come "week end" e "ok", e parole più ristrette a certi settori come "welfare", "briefing", "devolution". Logicamente il sondaggio stesso è stato in un certo senso concepito proprio a partire da un punto di vista critico verso questi "intrusi" che contaminano la purezza della lingua italiana. È su questo punto che gli italiani si uniscono in difesa del proprio patrimonio, della propia lingua, della propria identità linguistica che li rende unici. Con questo non voglio criticare la censura agli inglesismi e tantomeno dire che il problema degli inglesismi non esiste e che non debba parlarsene. Anzi, credo che questi dibattiti si stiano dimostrando un'ottima medicina: le persone prendono coscienza del problema e decidono da quale parte schierarsi - e, da quel che ho visto, qui sembra prendere piede il processo della glocalizzazione.
Un esempio di globalizzazione invece sta, ironicamente, nella diffusione degli italianismi all'estero. In occasione della realizzazione del Dizionario degli italianismi nel mondo, a cura dei linguisti Luca Serianni, Lucilla Pizzoli e Leonardo Rossi, La Dante ha indetto un altro sondaggio: Dieci parole italiane per le lingue d'Europa. Attraverso il sondaggio, che chiedeva agli internauti di votare, in una lista di 100 italianismi, i 10 che fossero considerati i più importanti storicamente e culturalmente, si è scoperto che al primo posto come italianismo diffuso in Europa sta la parola "pizza", seguita da altre come "spaghetti", "capuccino", "espresso" "mozzarella" etc. Il sondaggio, tradotto in 23 lingue europee, ha riscosso un grande successo, con più di un milione di voti solo nei primi quattro giorni.
Adesso, il fatto che una parola italiana varchi i confini territoriali e linguistici dell'Italia per entrare in altre lingue, ci dimostra la capacità che l'Italia ha (o, considerando i tempi che corrono, ha avuto) di esportare la propria immagine, la propria cultura e la propria identità all'estero. E questo, a mio avviso, costituisce uno dei pilastri della globalizzazione.
Alla questione degli Italianismi è stato dedicato uno spazio nella trasmissione radiofonica Fahrenheit, in cui, oltre a parlarsi del sondaggio e del nuovo dizionario che arriverà sugli scaffali entro il 2010, si è discusso dell'immagine dell'Italia all'estero e dell'identità dei vecchi e nuovi emigrati Italiani. Ospite del programma era il famoso Beppe Severgnini (di cui sono una fan fin dai tempi in cui scriveva su Qui Touring), italiano di mondo che tiene la rubrica "Italians" sul Corriere della Sera. Severgnini, che ha appena pubblicato il libro Italians: il giro del mondo in 80 pizze, sembra soddisfatto dell'immagine seria e positiva che l'emigrato italiano di oggi sta diffondendo in tutto il mondo.
Certo, l'ironia dell'intera situazione è lampante. Da una parte si dice no agli inglesismi "invasori", dall'altra si è orgogliosi di esportare italianismi, e infine, per parlare di questo orgoglio dell'identità italiana, si invita l'autore di una  rubrica intitolata Italians (sbaglio, o è un anglicismo?). La cosa senz'altro può lasciarci perplessi. E con questo non intendo dire che l'influenza degli italianismi nel mondo sia della stessa portata di quella degli inglesismi. È chiaro che si tratta di due fenomeni diversi. Tuttavia non si può non notare una certa "incoerenza", che magari potrebbe trovare una spiegazione nella questione identitaria.
Sì, e qui non voglio parlare solo dei valori che costituiscono l'identità degli individui, ma dell'identità delle parole. Già, perché un "prestito linguistico" si trova nella stessa situazione di un Italiano all'estero da molti anni, di un figlio di una famiglia multilingue e multiculturale. Cioè, pur appartenendo a entrambe le lingue, in realtà non fa parte di nessuna. Nello spostarsi da una lingua all'altra, il prestito cambia fuori, dal punto di vista del significante (suono, grafia), e cambia anche dentro, dal punto di vista del significato che porta. Le parole possono forse subire questo processo di transito tra lingue così come lo vive una persona? Se così fosse, mi sembrerebbe naturale che un italiano all'estero si definisca attraverso un prestito linguistico (Italians), visto che per questo individuo dovrà senz'altro essere difficile definirsi secondo una lingua con cui non riesce (più) a identificarsi al 100%. E, se le parole possono sentirsi spaesate e possono attraversare crisi identitarie, mi viene da chiedermi quale carica culturale e identitaria possieda un inglesismo che invade l'italiano? E un italianismo che invade l'inglese, il francese, il tedesco, il portoghese? Purtroppo, ponendomi queste domande, non posso fare a meno di immaginare un Americano che si trasferisce in Toscana e un Italiano che va in California. L'Americano che si trasferisce in Toscana ama l'Italia e si fa contagiare dalla sua bellezza....si trasferisce nn per portare la sua cultura in Toscana ma per entrare nella (e far parte della) cultura italiana. L'italiano che si trasferisce in California, invece, sicuramente continua ad andare in cerca della pasta Barilla, del caffé Lavazza, della Mozzarella di Bufala, dell'Olio extravergine toscano, del vino, della pizza buona e criticherà Starbucks, Pizza Hut e i fast food... Ma allora chi sta invadendo la cultura di chi? Chi rappresenta un vero pericolo? mmmm...ci sarebbe da pensarci...

venerdì, marzo 14, 2008

Il Museo della Lingua Italiana


Incredibile ma vero, l`Italia ancora non puo` vantare un Museo della Lingua Italiana. Ho avuto occasione, nel luglio dell`anno scorso, di visitare il "Museu da Lingua Portuguesa" a San Paolo, ed e` stata un`esperienza magnifica. Il museo sa senz`altro attrarre l`attenzione. Anche se si trova in un edificio relativamente antico, all`interno e` dotato di apparecchi moderni, filmati, giochi interattivi, film, colori sgargianti e stanze buie che sanno interessare e divertire grandi e piccoli. Non avevo mai pensato se in Italia esistesse niente di simile, e solo al ricevere questa notizia da La Dante mi sono resa conto del fatto. Com'e`possiile che in Italia non esista un museo che documenti la storia e lèvoluzione dell'Italiano scritto, orale, trasmesso? Ad ogni modo ci consoliamo sapendo che un museo di questo tipo sara' inaugurato nel 2011. Nel frattempo, ad ogni modo, ci sono state delle mostre che hanno trattato della lingua, e io le definirei un po`come dei tentativi per sondare l'interesse degli italiani (e non) in una simile iniziativa. Sembra che la mostra organizzata da Luca Serianni (famoso linguista italiano) nella Galleria degli Uffizi (inaugurata nel 2003 e conclusasi nel 2004) sia stato un grande successo. Anche la mostra che si e`tenuta per un paio di mesi del 2005 a Zurigo sembra essere stata ben ricevuta. Tutto questo, senz'altro ha dato le basi per lo sviluppo di un vero e proprio museo permanente che racconti la storia dell'italiano dagli albori ad oggi attraverso filmati, trasmissioni radio, poesie, romanzi, grandi autori, grandi conduttori e soprattutto molto materiale interattivo (giochi, attivita' etc.). Credo che il risultato si avvicinera' a quello gia'raggiunto dal Museu da Lingua Portuguesa.

lunedì, marzo 10, 2008

Chi sono gli “italo-veneti-brasiliani”?


E` uscito nella rivista "Veneti nel Mondo" un articolo su questi curiosi personaggi: gli "italo-veneti-brasiliani". L`articolo, piu` che alla popolazione brasiliana, sembra scritto proprio per gli italiani. Infatti, e` risaputo che in Italia (ma non solo in Italia) si sa ben poco sul Brasile e le immagini che si hanno del Brasile sono sempre quelle: samba, carnevale, spiaggia, caipirinhas, palme, relax, caldo, mulatte...insomma, sempre quelle. Pero` il Brasile va molto, molto oltre la costa, il relax e le mulatte. La popolazione brasiliana e` costituita da moltissime nazionalita` che insieme hanno lavorato e cooperato per costruire quel Brasile che conosciamo noi, che ci abbiamo vissuto (e che non e` l`immagine che di solito viene trasmessa all`estero). Tra le varie nazionalita`, sono di spicco, soprattutto al sud, gli italiani, e piu` precisamente, quegli italiani venuti dal Veneto (tant`e` che al sud si parla il Talian, una mescolanza di portoghese e dialetto veneto). E nell`articolo di Giorgia Miazzo si parla` precisamente di questa regione, delle sue tradizioni e dell`identita` della popolazione che la abita. La descrizione degli "italo-veneti-brasiliani" per gli italiani dal punto di vista di un`italiana che ci ha vissuto insieme. Io consiglio di darci un`occhiata...

lunedì, dicembre 17, 2007

Le italiane piu` cantate nel mondo

La Societa` Dante Alighieri ha da poco (questo autunno) concluso un sondaggio in cui si chiedeva quale canzone italiana fosse piu` cantata all`estero. Secondo voi quale potrebbe essere? Io mi ricordo che proprio durante il semestre scorso la canzone che ha vinto il sondaggio e` stata portata in classe e presentatta a tutti da una studente, che inoltre ci ha riferito che questa canzone ha accolto la nazionale di calcio al ritorno dai mondiali in Germania. Curiosi di sapere di quale canzone si tratta? Bene, la risposta e`: Azzurro, preferita nella versione cantata da Adriano Celentano (vedi video). Al secondo posto c`e` "Volare/ Nel blu dipinto di blu" di Modugno e poi seguono moltissime altre, alcune degli anni `60, altre dell`ultima estate.
L`articolo sul sondaggio e` stao pubblicato da Repubblica. Vi consiglio di darci un`occhiata, cosi` leggete titoli di alcune canzoni che potrebero interessarvi e che potreste in qualche modo procurarvi...:)
Vi ricordo inoltre che, per chi volesse ascoltare canzoni italiane vecchie e nuove, si puo` sempre fare un saltino sul sito di RadioItalia (solo musica italiana).

martedì, novembre 06, 2007

Riviste per i discendenti italiani


Oggi il post ha un carattere piu` informativo: volevo informarvi su alcune riviste rivolte soprattutto ai discendenti italiani in Brasile, ma, in modo piu` generale, a tutti coloro che si interessano dell`Italia, delle sue regioni, della sua storia ma anche della sua attualita`.


La prima "rivista" che volevo segnalarvi e` in formato elettronico e si puo` tranquillamente leggere in internet: si chiama ORIUNDI. E` un`iniziativa davvero interessante, visto che porta informazioni sugli ultimi avvenimenti importanti dell`attualita` italiana, cosi` come delle notizie curiose e interessanti. Inoltre, qui si possono trovare descrizioni e pubblicita` di eventi culturali in Brasile o in Italia, informazioni sulla cittadinanza italiana, notizie sulle associazioni dei discendenti italiani, ricette, informazioni turistiche e molto altro. Il sito e` soprattutto in portoghese, con alcuni articoli in italiano.


Anche la seconda rivista che ho scoperto e` in formato elettronico e si chiama ITALIA-MIX. In questo caso, pero`, l`unico modo per leggerla e` scaricarla sul computer (viene in formato pdf, quindi bisogna avere Adobe installato nel pc). Anche qui ci sono vari articoli sul turismo e le regioni italiane (questo numero parla della Valle d`Aosta), e altri dedicati a questioni di interesse per i discendenti italiani (p. es. la cittadinanza e i modi per conseguirla).


Per ultimo, a Belo Horizonte abbiamo la rivista Lo Stivale, in forma cartacea. Con una piccola contribuzione al Comites, si puo` riceverla a casa...o si puo` ritirarne una copia al Consolato (almeno, io ho fatto cosi` per scoprirla). Anche qui si trovano articoli di turismo, attualita`, ricette, e soprattutto informazioni che riguardano i discendenti italiani di BH (associazioni, eventi, scambi culturali, ecc.).

domenica, novembre 04, 2007

Gli ostacoli del cuore

Questa volta pubblico un post piu` o meno a nome di un mio ex-studente. Da parecchio tempo mi ha parlato di una canzone che gli piace molto: Gli Ostacoli del Cuore, di Elisa e Ligabue. Io non conosco benissimo Elisa, ma sono proprio fan di Ligabue, e so che la canzone ha fatto un certo successo in Italia (e, a quanto pare, anche all`estero). Insomma, godetevi il video ed eccovi qui il testo:


Gli Ostacoli Del Cuore
Elisa

C'è un principio di magia
Fra gli ostacoli del cuore
Che si attacca volentieri
Fra una sera che non muore
E una notte da scartare
Come un pacco di natale

C'è un principio d'ironia
Nel tenere coccolati
I pensieri più segreti
E trovarli già svelati
E a parlare ero io
Sono io che li ho prestati

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose devi meritare
Quante cose da buttare nel viaggio insieme

C'è un principio di energia
Che mi spinge a dondolare
Fra il mio dire ed il mio fare
E sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme

Quante cose che non sai di me
Quante cose che non vuoi sapere
Quante cose da buttare nel viaggio insieme

mercoledì, ottobre 31, 2007

Dolcetto o scherzetto?


Finalmente, dopo tanto tempo, eccomi a riscrivere in questo blog. L`intenzione sarebbbe quella di mantenere il blog attualizzato e funzionante, ma ora non e` molto semplice e questo mi porta a spiegare il titolo di questo post: Dolcetto o Scherzetto? Infatti, oggi e` Halloween, una festa che non fa certo parte delle tradizioni brasiliane o italiane, ma che c`entra moltissimo con la mia vita di adesso: una vita negli USA! E oggi qui e` Halloween, durante la sera vari gruppi di bambini e ragazzini hanno suonato alla porta per ricevere il loro "treat".
Pensandoci un pochino, e` interessante vedere che in inglese la frase tipica dei ragazzini e` "trick or treat?", come se i bambini avessero veramente intenzione di fare lo scherzetto (il trick) , ma si dimostrassero disponibili a un accordo (niente trick con il treat); mentre in italiano e in portoghese la parte positiva (il dolcetto) viene prima, e poi viene lo scherzetto: "dolcetto o scherzetto?"/ "docura ou travessura?". Magari questo sta a provare che italiani e brasiliani sono piu` golosi (;P), oppure che sono piu` trasparenti e meno machiavellici nell`ottenere cio` che vogliono. Oppure semplicemente la traduzione suona meglio cosi`.
Comu nque, dopo due mesi di Stati Uniti, mi manca un po` la cucina Italiana e pure quella Brasiliana. Sulla cucina italiana c`e` sempre moltissimo da dire, ma e` anche vero che moltissimo e` stato detto! Ultimamente stanno arrivando nella mia casella postale alcune videoricette...guardarle mi fa sempre venire l`acqualina in bocca e continuo a ripetermi che prima o poi dovro` provare a cucinare qualcosa. Se avete tempo e voglia, qui c` e` il link al sito dove si possono vedere le videoricette: provatene qualcuna e poi magari mi consigliate!! Io vorrei provarle tutte :P


lunedì, luglio 16, 2007

LA DIVINA INCRENCA

Finalmente è tempo di vacanze!! Infatti mi sono riposata un pochino e per un bel pezzetto non ho dato notizie. In questi giorni però, gironzolando in internet, ho scoperto un libro interessantissimo! E un sito altrettanto interessante! Il libro si intitola "La Divina Increnca", è stato scritto durante gli anni '20 da un "paulista" soprannominato Juó Bananere. Queste poesie sono state raccolte per la prima volta nel libro "La Divina Increnca" nel 1924, ma sembra che la raccolta abbia avuto un discreto successo e fino al 1933 se ne sono stampate tre edizioni. La cosa interessante di queste poesie è che sono scritte in "macarronico", o, più specificamente, in una lingua risultata dalla mescolanza di italiano e portoghese. Juó Bananere la definisce così: "una maniera de scrivê, chi a genti scrive uguali come dice' ("O Pirralho", 1912)". Niente di meglio per capire di cosa sto parlando che vedere con i propri occhi:

O VARREDORE DA RUA

- CANÇÓ -

C'oa musica dus Condolero do Amore

TEUS oglio só pretto, pretto,
Uguali da pomarolla
Só maise negro i oscuro

Chi o fundo da gaçarolla


Pindurada na gianella

Imbaixo da luiz da lua

Teus zoglios vê allegrá

O Varredore da rua
(...)
(Juó Bananere, "O Varredore da Rua"
in http://bananere.art.br/p23)

Forse a questo punto sarebbe interessante spendere due parole per parlare dell'autore. Si chiamava in realtà Alexandre Ribeiro Marcondes Machado e all'epoca in cui scrisse le poesie, era ancora uno studente di ingegneria a San Paolo. Il suo grande esordio si ha nel 1911, quando sostituisce Oswald de Andrade nel giornale "O Pirralho", ed è lí che comincia a fare successo come Juó Bananera. Nonostante il successo riscosso all'epoca, con tanto di presentazione in pubblico delle sue poesie, presto Juó Bananera è caduto nella dimenticanza...non é uno di quegli scrittori di cui si sente parlare spesso o che si studiano a scuola. Questo, purtroppo, è un vero peccato...perché "commistione" e "macarronismo" sono senz'altro parole molto importanti per descrivere un paese come il Brasile.

Fonti: http://bananere.art.br/, http://inexo.com.br/~danton/bananere/froes.html

giovedì, giugno 21, 2007

La festa degli innamorati(?)

Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona.


...e così, visto che sono sempre a scoppio ritardato, ne approfitto e aggiungo un'altra notizia - in ritardo, naturalmente. Si tratta di una festa che qui in Brasile si festeggia il 12 Giugno, cioè la vigilia di S. Antonio. Ed è la festa degli innamorati, che in Italia si festeggia invece il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Adesso...sarebbe giusto dire le "festa degli innamorati" per tradurre il "dia dos namorados"? Perché un "innamorato" è una persona che ama un'altra persona...ma non necessariamente è corrisposta. Mentre un "namorado" è una persona che ha una relazione abbastanza stabile con un'altra.
I miei studenti, per risolvere l'ambiguità, hanno suggerito di riferirsi al 12 Giugno come al "giorno delle coppie"...però così si smonta l'aura romantica... Comunque, se i Santi sono diversi, è possibile che si tratti della stessa identica festa? La cosa interessante è che qui S. Antonio ha la fama di "santo casamenteiro", cioè un santo che aiuta e favorisce i matrimoni. Le ragazze che vogliono sposarsi, quindi, prendono un santino e lo mettono a testa in giù finché S. Antonio non gli trova un marito. Non credo che esista niente di simile su San Valentino in Italia... Comunque alla fine le coppie sono coppie in tutto il mondo...tutti si mandano messaggi, comprano biglietti, organizzano cenette romantiche, si scambiano regali e cioccolatini...o magari si incontrano in un negozio di telefonia per comprare nuovi cellulari con nuovi piani tariffari apparentemente convenienti... E il 13 giugno, giorno di S. Antonio è festa a Padova, la mia città italiana!

Fabrizio Moro - Pensa

...come vedete,il blog continua a scoppio ritardato. Questa canzone di Fabrizio Moro in realtà ha fatto successo in Italia a febbraio 2007, cioè all'epoca di Sanremo, dove è stata presentata. Non è che ora tutti l'abbiano dimenticata, e sulle radio si sente ancora (almeno, su RadioItalia online)...però diciamo che non è più proprio una novità.
Ma perché ho deciso di pubblicarla allora? In questi giorni l'ho ascoltata spesso alla radio (coincidenza?) e io credo che sia una di quelle canzoni che bisognerebbe far conoscere anche fuori dall'Italia. È abbastanza ovvio che il testo tratta di una problematica abbastanza italiana (la mafia, conosciuta anche come Cosa Nostra), però il messaggio funzionerebbe benissimo anche per noi qui in Brasile. In fin dei conti, si tratta di un messaggio di pace...
E, a proposito di pace, una studente proprio in questi giorni ha portato un ottimo argomento alla classe: la classifica della pace. Secondo una ricerca organizzata da un filantropo australiano, la Norvegia, la Nuova Zelanda e la Danimarca sono i paesi più tranquilli del mondo. L'Italia si trova al 33esimo posto del ranking, seguita subito dopo dalla Francia. Non immaginavo che la Gran Bretagna potesse occupare il 49esimo posto, però non mi sono sorpresa nel vedere gli Stati Uniti al 96esimo posto. Un'altra sorpresa è stata la posizione del Brasile: occupa l'83esimo posto nella classifica...si tratta quindi di un paese meno violento degli Stati Uniti e della Russia. Ad ogni modo, resta il fatto che questa ricerca sul GPI (Indice di Pace Globale) mostra che c'è ancora molto lavoro da fare per raggiungere degli standard di vita migliori, e Fabrizio Moro sembra essersi giá tirato sù le maniche...

giovedì, giugno 07, 2007

La tigre e la neve

Ieri sono andata a vedere l'ultimo film di Benigni: La tigre e la neve!! Ebbene sí...un film che in Italia è uscito alla fine del 2005, qui a Belo Horizonte arriva a metà 2007!! Non so perché sia sempre così...i film europei in genere qui arrivano dopo che hanno fatto tutto il giro del mondo...mah!! E i film brasiliani in Europa quanto ci mettono ad arrivarci?? mah, mah...

Comunque, il film è carinissimo!! Ho letto in molte critiche che "la vita è bella anche in Iraq" (Natalia Aspesi, La Repubblica) e un po' forse è vero. Però è anche un po' il "marchio registrato" di Benigni, no? Parlare di favole, farci uscire un po' dalla vita grigia di tutti i giorni, dare ali alla fantasia, anche nelle situazioni più disperate!! Per non parlare del buonumore e dell'umorismo

Brevemente, di cosa parla il film? Di un professore di poesia innamorato, che segue la sua donna ovunque. Anche in Iraq, dove la ritrova ferita e quasi senza speranze. Innamorato e disperato, fa di tutto per aiutarla, finché lei non guarisce. Solo alla fine si capisce che Vittoria è in realtá...sorpresa! Se volete saperlo, dovete guardarvi il film ;P

Se volete farvi stuzzicare, potete dare un'occhiata al trailer!
E se volete sapere cosa dice Benigni sul suo stesso film, e vedere come ve la cavate col suo interessantissimo accento Toscano, potete dare "un'ascoltata" all'intervista che ha rilasciato su RadioCapital:Ultima riflessione sul film. Si tratta di un film sull'Iraq, e, anche se magari non è proprio in primo piano, quello che mostra è la devastazione di una guerra, dove ci rimettono tutti, soprattutto gli innocenti! Come avranno reagito gli americani al film? Secondo un'intervista, sembra che abbiano detto che Benigni é stato peggio di Michael Moore nel denunciare la guerra...ma si tratta in fondo di un film politico? Se volete leggere l'intervista, cliccate qui.



sabato, giugno 02, 2007

festa della Repubblica

Oggi in Italia si celebra la "Festa della Repubblica", che ha per gli italiani piú o meno lo stesso valore che il 4 Luglio rappresenta per gli Americani. Naturalmente, tutto dipende anche dal grado di patriottismo ... non credo che tutti gli italiani realmente festeggino questo giorno...però nessuno lavora ;P Com'è che la "Festa della Repubblica" si festeggia il 2 Giugno? Bene, tutto cominciò nel lontano 2 giugno 1946, quando l'italia, liberatasi finalmente dal regime fasciste, affrontò il suo primo referendum istituzionale a sffragio universale! ebbene sì, per la prima volta anche le donne italiane ebbero il (udite, udite!) diritto di manifestarsi. E fu così che gli italiani decisero che la miglior forma di governo sarebbe stata la Repubblica e non la Monarchia (12.717.923 voti contro 10.719.284), e, di conseguenza, i monarchi di casa Savoia furono esiliati (e poterono ritornare solo il 15 marzo 2003). La vittoria della Repubblica, comunque, non si puó certo dire schiacciante! Il fatto è che, se al Centro-nord si parteggiava per la Repubblica, al Sud invece si voleva la Monarchia. Ora, il 2 Giugno, soprattotto nella cittá di Roma, esistono alcune tradizioni: la parata militare ai Fori Imperiali alla presenza delle più alte cariche dello Stato, e una visista ai giardini del Quirinale (sede della Presidenza della Repubblica Italiana), aperti al pubblico solo nel pomeriggio. In questo giorno è particolarmente forte il patriottismo, ed è naturale una rispolverata della simbologia della Repubblica Italiana. Lo stemma italiano (v. foto sopra) è formato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, un ramo di ulivo a sinistra e uno di quercia a destra. La stella è simbolo dell'Italia fin dal 500; la ruota dentata riproduce il primo articolo della Costituzione Italiana: "L'Italia è un aRepubblica fondata sul lavoro"; il ramo d'ulivo indica la pace; il ramo di quercia indica la forza e la dignitá del popolo italiano. Il tricolore si deve invece alle bandiere della Legione Lombarda: il Bianco e il rosso fanno parte dello stemma di Milano, mentre il verde era il colore delle divise dei soldati lombardi. Il formato ("bande verticali e di eguali dimensioni") si deve al modello repubblicano francese del 1790. E l'Inno di Mameli (anche conosciuto come "Fratelli d'Italia") si deve a due genovesi: Goffredo Mameli che, nel 1847, all'etá di 20 anni, ne scrisse i versi; e Michele Novaro, che ne compose la musica.

domenica, maggio 20, 2007

cartoni animati

Da un bel po' non scrivo, e non perché non avessi niente da dire, ma piuttosto perché non ho avuto tempo! Purtroppo quello manca sempre, no? Comunque, proprio in questi giorni, mio fratello ed io ci siamo messi su youtube per cercare le sigle dei cartoni animati italiani. Secondo quello che mi ha detto Dario (mio fratello, appunto), di molti dei cartoni che si guardavano là in Italia (di solito giapponesi) qui in Brasile non si è mai sentito parlare! è increibile pensare che qui si sia cresciuti senza Holly e Benji, senza Lady Oscar, D'Artagnan, Kiss me Licia, Occhi di Gatto, Magica Emy e, soprattutto, senza Cristina D'Avena!! Per chi non lo sapesse, Cristina D'Avena (v. foto) era l'idolo di tutti i ragazzini degli anni 80-90! Era lei che cantava tutte le sigle dei cartoni animati, ed era lei che partecipava a tutte le edizioni dello "Zecchino d'Oro"! Un po' come qui in Brasile c'era (c'è?) Xuxa, Angélica, Eliana. Interessante che, mentre in Brasile, le presentatrici per bambini sono tutte bionde, quella che ha avuto più successo in Italia è una bella mora...hehehe! Cliccando qui potrete vedere e ascoltare una delle più famose sigle dei Puffi (I Puffi sanno), che qui in Brasile vengono invece chiamati "Smurfs":

martedì, maggio 01, 2007

alfa romeo

...continuando sull'onda degli spot, i miei preferiti in genere sono quelli delle macchine! Sono sempre fatti così bene (con alcune eccezioni, naturalmente). Su internet ho trovato questo bellissimo spot dell'alfa 159 e me ne sono innamorata...hehehe!! A chi non piacerebbe una macchina così? Godetevelo!

Una telefonata allunga la vita

ultimamente con i miei studenti ho parlato molto (anche troppo) di conversazioni telefoniche, di comunicazione e anche di pubblicità. Nell'ultima lezione ho consegnato un racconto di Romagnoli, tratto dalla sua rubrica "Navi in Bottiglia" (che si può leggere online su Repubblica). Il racconto si intitolava "L'ultima chiamata" ed era forse una risposta non molto allegra alla domanda: "Se avessi un'ultima telefonata, chi chiameresti?".
Mi sembrava che il racconto dialogasse bene con un'antichissima pubblicità della Sip, che, all'epoca, aveva fatto un successone! Lopez era diventato famosissimo, e la pubblicità era riuscita così bene che è diventata quasi un telefilm (ne esistopno ben 10 versioni, tutte reperibili su youtube). Bhè, nonostante la definizione non sia molto buona, si può cmq apprezzare...

mercoledì, aprile 25, 2007

Bella Ciao - Modena City Ramblers

Ih...qui in Brasile sono ancora in tempo per ricordare il 25 aprile, giorno di festa per l'Italia. Festa di cosa? Bè, la festa della Libertà, ex festa della Liberazione.
Per restare in tema, ecco la canzone che ho scoperto...stavo cercando qualcosa su Bella Ciao, e mi sono imbattuta sulla versione dei Modena City Ramblers. Visto che mi è sembrata particolarmente carina, eccola qui...ascoltatela!

domenica, aprile 22, 2007

Il commissario Montalbano

Il "Commissario Montalbano" è un personaggio uscito dalla penna del grande scrittore siciliano Andrea Camilleri. Fin dalla sua apparizione cartacea, Montalbano ha riscosso moltissimo successo tra gli italiani, ed è presto stato tradotto in altre lingue. Impresa non facile, data la lingua usata nel romanzo: non è italiano, ma nemmeno dialetto siciliano. Potrebbe forse essere cosiderata un italiano regionale? Questa e molte altre discussioni sono seguite dai suoi fan nel sito dedicato a Vigata, un immaginario paesino della Sicilia, dove abiterebbe questo famoso commissario.
Il successo è naturalmente aumentato moltissimo quando la Rai ha deciso di trasformare i racconti di Camilleri nella famosa fiction "Il Commissario Montalbano". Star della fiction è Luca Zingaretti, nei panni del commissario.
Per chi non avesse il tempo o la possibilità di seguire gli episodi alla tv, la rai li mette a disposizione in internet, sul sito di raiclick
Certo, la qualità non è quella dei dvd della serie, ma permette comunque agli affezionati di Montalbano di seguirlo nelle sue avventure televisive. Credo che una connessione a banda larga sia consigliabile per poter seguire il film con una certa tranquillità. Purtroppo la finestra dove ci è possibile seguire il video è piccola e non può essere aumentata.
Ma Montalbano non si limita a dominare la letteratura e la fiction contemporanea in Italia: si sta facendo vivo anche tra i fumetti, e alcune tavole si possono vedere anche online.